Cose [preziose]: nano zombie da giardino

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”
(Frida Kahlo)
Il nano zombie da giardino mi è stato regalato da una mia cara amica per il mio compleanno. Uno di quegli oggetti che una persona normale non vorrebbe mai in casa, soprattutto se non ha neanche un giardino. Io, invece, lo desideravo e mi piace vederlo sullo scaffale in salotto.
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Chi sei, Henrietta? [BoJack Horseman – quarta stagione]

OCCHIO AGLI SPOILER!

L’anno scorso scrissi questo articolo dopo aver visto le tre stagioni di BoJack Horseman. L’attesa della quarta stagione è stata eterna, io ci ho provato a centellinare gli episodi (dodici, ventisei minuti ciascuno), ma non ce l’ho fatta. L’ho finita in un paio di giorni. BoJack è per me è la serie della vita. Lo ripeto, lo grido a gran voce, probabilmente me lo tatuerò.
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Momento divertissement: Slasher [la serie]

È ora di ritornare a fare quella cosa terrificante che è lo sport. So di non essere la sola a provare ansia/terrore/fastidio nel mettere in moto il proprio corpo in mezzo alle persone. Quindi, palestra o corsi sono una specie di idea balzana. Allo stesso modo, se ci aggiungiamo la pigrizia assoluta nell’uscire di casa, finisce che il massimo dell’attività fisica sia correre in bagno quando ti viene lo squaraus. Tutto ciò per ricordarvi che la cyclette è un’ottima soluzione, soprattutto se si scelgono delle cose da vedere distraendosi dalla fatica della pedalata. Pertanto, eccoci tornati al momento divertissement!
Oggi vi parlo di Slasher (che potete tranquillamente guardare sul divano o nel letto, come ogni cosa che vi suggerisco di vedere. Io non vi giudicherò mai).
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Brutti ma ganzi: la breve e strepitosa vita di Marty Feldman

Riapro il blog con una novità. L’idea è questa: parlarvi di uomini non canonicamente belli, ma estremamente interessanti. Un po’ per contrastare l’esponenziale inondazione di gnocche in ogni dove, professioniste dell’immagine che hanno tutto il diritto di esistere, ci mancherebbe altro. Solo che un giorno mi sono svegliata di soprassalto e ho esclamato: “Basta edonismo dell’estetica del sublime, la gente dev’essere ammaliata anche dalle stramberie!”
Ok, il mio sonno non è proprio normale, ma non importa. Trovare bellezze è facilissimo. Ma interessarsi a cosa facciano (o abbiano fatto) persone oggettivamente brutte, in un mondo in cui l’apparenza è un marchio di fabbrica, mica è così ovvio. In pratica possiamo vederla come una specie di attività progresso. Per scovare aneddoti e curiosità, ho assunto un vero investigatore privato, nonché un amico di un certo livello, il quale verrà citato alla fine di ogni articolo di questa rubrica. Magari serve anche a voi, non si può mai sapere.
Apro quindi ufficialmente la nuova rubrica: brutti ma ganzi, che cadrà una volta al mese. Si parte con un grandissimo, ovvero Marty Feldman.
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Non solo Facebook

Sì, il blog è ancora in ferie e lo sarà per altre settimane. Lo so che state scalpitando dalla fretta (mi piace un sacco crederlo), ma la fretta, amici miei, non mi si confà. Pertanto faccio mia la frase di John Wesley (teologo inglese che ha fondato il movimento protestante del metodismo):
“Non ho tempo per andare di fretta.”
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