Momento divertissement: Pretty Little Liars

“Per favore, Jenna non può sentirci, è cieca!” (una delle tante perle di Hanna)
Mona, Alison non si toglierà mai dai cojones.
Non ci girerò molto intorno. Pretty Little Liars è, dal mio modesto punto di vista, la serie TV divertissement per antonomasia. Serie da femmine, direte voi. Serie sciocca e oblunga, il più delle volte insensata e patinatissima, che mescola più generi creando un pastrocchio dall’identità pittoresca. I più autorevoli diranno semplicemente che fa cagarissimo.
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Addio a Nelsan Ellis, il mio Lafayette

Non ci si può svegliare una torrida domenica mattina e leggere della morte di Nelsan Ellis. Il MIO Lafayette Reynolds di True Blood. Forse non tutti lo sanno, ma parte del mio pseudonimo non è ispirato al generale Gilbert du Motier de La Fayette, ma al personaggio più riuscito della serie TV True Blood. E ho sempre pensato che se non ci fosse stato lui, forse non l’avrei amata così tanto. Lui è il mio buon amico spacciatore e cuoco del Merlotte’s, è gay e cazzutissimo e ha un vocione da mandarti in estasi. Lui è il motivo per cui mi chiamo Lafayette. Se non lo conoscete, recuperate True Blood. 
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American Gods – la serie [la gradite una bevuta di idromele?]

Questo articolo è dedicato a Fausto Vernazzani dei CineFatti. Ovvero colui che deve essere convinto.
Scrivo col contagocce perché:
A. Ho caldo.
B. La vita mi impone un perpetuo sacrificio (stress stress stress).
C. Sono in ferie. Il che dovrebbe aiutarmi a staccare il cordone ombelicale che mi unisce a un grooooosso cervello vivo ed esaurito, ma ciò equivale anche a non avere la minima voglia di accendere il PC.
D. Ho caldo³.
Tuttavia, urge che vi dica due parole in merito ad American Gods, la serie ideata da  Bryan Fuller e Michael Green, trasmessa dal canale Starz, in Italia grazie ad Amazon Prime Video (love love). Come tutti spero sappiate, la serie è tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman.
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Ho vinto un premio e me ne vanto

Ve ne sarete accorti (o forse no), ma il blog sta subendo delle considerevoli modifiche. Prima di tutti, d’immagine. La metamorfosi estetica non comporterà cambiamenti drastici di contenuti, ma è necessaria per comunicare meglio coi miei lettori e, se possibile, attirarne altri. È un lavoro che ha richiesto parecchie riflessioni (grazie Laura, amica mia esperta di marketing) ed è in divenire. Lo so, sono lenta che il bradipo di Zootropolis in confronto è Speedy Gonzales. Ma questo, ormai, dovreste già saperlo.
Questa premessa serve per dirvi che, nonostante non scriva sul blog (se avete notato, ora si chiama Secondo Kara Lafayette proprio come la sua pagina Facebook – e la celeberrima citazione del brano di De Andrà resta l’imprescindibile sottotitolo), quelle anime gentili facente parte dei CineFatti mi hanno assegnato un premio: il Liebster Award. Un premio che funge da passaparola per conoscere altri meritevoli blog e, evidentemente, secondo CineFatti, il mio lo è. Per cui grazie Francesca, Fausto & co.
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Il ricordo di un uomo bellissimo: Chris Cornell

Non ho molto da dire in merito all’improvvisa morte di Chris Cornell (Temple of the DogSoundgardenAudioslave), se non che è stato uno shock. Cornell aveva solo 52 anni quando si è impiccato al MGM Grand Detroit Hotel l’altro ieri. Suicidio, quindi. E ogni volta che sento questo termine, mi irrigidisco. Se poi è associato alla morte di una persona che, in qualche modo, ha fatto parte della mia crescita, il cuore mi si frantuma e mi viene da vomitare.

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