American Gods – la serie [la gradite una bevuta di idromele?]

Questo articolo è dedicato a Fausto Vernazzani dei CineFatti. Ovvero colui che deve essere convinto.
Scrivo col contagocce perché:
A. Ho caldo.
B. La vita mi impone un perpetuo sacrificio (stress stress stress).
C. Sono in ferie. Il che dovrebbe aiutarmi a staccare il cordone ombelicale che mi unisce a un grooooosso cervello vivo ed esaurito, ma ciò equivale anche a non avere la minima voglia di accendere il PC.
D. Ho caldo³.
Tuttavia, urge che vi dica due parole in merito ad American Gods, la serie ideata da  Bryan Fuller e Michael Green, trasmessa dal canale Starz, in Italia grazie ad Amazon Prime Video (love love). Come tutti spero sappiate, la serie è tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman.

Io il libro lo amo. La serie, se è possibile, ancora di più. Per ora, perché siamo ancora lontani dalla conclusione e non sono certa di dove andrà a parare. Se i primi episodi seguivano pedissequamente il romanzo, tanto da riportare paro paro i dialoghi, a un certo punto schizza come un pacifico gattone, disturbato da solo lui sa cosa, e tu rimani un attimo basito. Ecco, io me ne sono stata sul divano tutto il tempo col sorriso ebete, rassicurata dalle certezze che avevo avendo letto il romanzo e lanciavo gomitate e occhiate a Germano, del tipo “Eh, guarda adesso cosa succede” , “Eheheh, troppo bella questa storia, vedrai…”. Poi, come dicevo, a un certo punto è come se Media (a proposito, ma quanto sei fastidiosamente bellissima, Gillian Anderson?) fosse uscita dalla TV per dirmi: “Stai meno calma, qua nessuno può sentirsi al sicuro!”
Quindi le cose stanno così: non avete letto American Gods, ma vi ispira la serie? Nessun problema. Certo, io vi suggerirei di leggere il romanzo a prescindere, ma non sentitevi in obbligo; lo avete letto e vi ha fatto schifo? A maggior ragione provate la serie, perché dopo poche puntate prende una sua direzione e, magari, quello che avete odiato nel romanzo, qui lo adorerete; volete vedere come si comporta un mucchio di déi, tra i quali svariati Gesù Cristo, nel mondo di oggi? Sentite la necessità sacrosanta di cascate di sangue e di slavine di neve? Direi che è la serie perfetta, ve la guardate tutta d’un fiato come se Odino vi avesse offerto tre bicchieri di idromele.
Se conoscete Gaiman potete immaginare quanto sia effettivamente stato coinvolto nel progetto della serie. Pare parecchio, tanto da inserire un intero episodio dedicato a Vulcano, parte che lui stesso aveva eliminato dal romanzo. E ora mi rivolgo a coloro che hanno già visto la serie, quindi per non incappare in SPOOOOOOOOOOOILER, saltate questa parte che gentilmente metterò tra parentesi quadra.
[A proposito dell’episodio dedicato a Vulcano, sembra che Gaiman si sia ispirato a un posto che esiste per davvero, nel quale ci furono svariati incidenti nell’acciaieria che dava lavoro a tutta la cittadina e alle zone limitrofe. Pertanto fecero una statua Vulcano/Efesto, Dio del fuoco, figlio di Zeus e fabbro degli dèi, come tributo ai morti e, ovviamente, misura cautelativa e apotropaica. Ché non si sa mai, effettivamente (ringrazio sentitamente Marina che è sempre fonte di mirabolanti curiosità. Per saperne i dettagli leggete qui)].
Spreco una semplice parola sulla qualità della serie: eccellente. Livello altissimo di regia, si vede che ci hanno investito parecchio denaro e per fortuna. Attori perfettamente calati nei bizzarri personaggi, spicca, a mio modesto parere, la coppia più insospettabile dell’anno: Laura e Mad Sweeney. COOOOOOOSA? Sì, avete capito bene. Non sto parlando certo di una coppia amorosa (per adesso, chi può dirlo), ma una coppia di strambi soggetti a spasso per l’America. Vi basta per credermi quando vi dico che la serie fa ciaone al romanzo e fa un po’ quel che le pare? E sappiate che questo è merito soprattutto di Gaiman. Neil, ti voglio tantissimo bene. 
Le musiche accompagnano il viaggio dei nostri carissimi amici facendocelo godere assieme a loro, pare di essere in ferie. Se non fosse che ogni tot qualche Dio si incazza e qualcuno muore brutalmente, arrivano Mr. WorldTechnical Boy e Media a guastare la festa, qualche incidente qua e là e la Pasqua diventa un disastro di livello biblico. A parte ciò, tutto a posto.
Adoro la faccia di Shadow, grazie alla possenza di Ricky Whittle che gli regala quell’espressione perenne da: MACCOSA, espressione che onestamente non possiamo contestargli, visto tutto quello che gli capita e poi in fondo lui è un tenerone. Cosa diamine puoi dire a Mr. Wednesday (sei un idolo, Ian McShane) che lancia i cellulari dal finestrino perché “il primo messaggio via cavo fu inviato dallo stesso Samuel FB Morse nel 1844. Che cosa ha creato Dio? La maledetta età dell’informazione, ecco cosa.” Niente, appunto. Lo guardi basito e continui a guidare.
Se la moglie di Shadow, Laura, nel romanzo non emerge più di tanto, nella serie posso dire che risalta prepotentemente, prende il volo e fa il dito medio a tutti. Meravigliosa colei che la interpreta, la minuscola Emily Browning. Con il leprecauno Mad Sweeney (Pablo Schreiber, non tagliarti mai più la barba, grazie) al suo fianco li rendono, come vi ho detto, la coppia più bella del mondo. E l’episodio sette, che narra la storia di Essie (la mia storia, nella storia, preferita), è di una bellezza commovente. American Gods potrebbe rientrare nel divertissement, ma è bene che sappiate che è molto, molto di più. È tratto da uno dei romanzi fantasy più importanti di sempre. È una storia che utilizza il fantastico e la mitologia per raccontare la realtà del nostro presente. Parla di migranti, di popoli dimenticati. Di fede e di ricordi. Che forse è meglio morire che essere dimenticati
So che in tanti non lo apprezzano, cosa peraltro che non fatico a comprendere. Lo stile di scrittura di Gaiman è un fiume in piena, che per me scorre liscio, senza inceppi, anche se devi concentrarti per ricordare tutti i nomi degli dèi, cosa rappresentano, cosa diavolo significavano ieri e cosa oggi. E la serie ha il medesimo linguaggio narrativo, ma con una maggiore scorrevolezza. Solo che vi dovete concentrare. Se vi impegnerete un pochino, vi divertirete un sacco.
Otto episodi della durata di un’ora, circa. La seconda stagione è stata confermata, non resta che attendere. Godetevi questo viaggio in America, andate a conoscere gli dèi. Perché la guerra è iniziata.
Immagine anteprima YouTube

 

13 commenti

  1. Eccomi qui, quando mi ci metto so essere una saetta nei recuperi. Finita di vedere questa mattina, tutti e otto gli episodi. La prima impressione positiva per me che non amo il romanzo è proprio la strada differente intrapresa; mi fa ben sperare perché io del libro ho amato lo stile e odiato la sua incapacità di trovare una vera conclusione al suo magnifico set di personaggi privati di un punto di arrivo, belli perché parte di un lunghissimo processo di creazione durato quanto l’umanità. E mi piace tantissimo che dopo il pilota tutto questo sia uscito fuori, in particolare in quegli spettacolari siparietti all’apertura dei vari episodi, uno più bello dell’altro. Insomma, sono contento di essere stato convinto da te 😀 alla fine mi è piaciuta, anche se non da impazzire. È troppo lenta in certi momenti, troppo autocompiaciuta, ma ingrana benissimo, secondo me, dopo il quarto episodio e come te ho amato quello dedicato alla storia di Essie e del Leprecauno. La qualità grafica invece è perfetta, ma quello si vedeva da subito, vederla però un sistemato 1080p mi fa sognare di avere un 4k per godermela nella sua forma originale. L’unica cosa che continua a darmi fastidio è Ricky Whittle, troppo bisteccone imbambolato, è l’unico di tutto il team che non sa recitare per più di due minuti di fila. Concludo con stima e amore per Pablo Schreiber, vederlo qui dopo averlo amato come Pornstache in Orange is the new Black proprio in queste settimane è stato un piacere! Se vuole fare Wolverine, lasciategli fare Wolverine!
    Aspetterò volentierissimo la seconda stagione! 😀

    1. Gongolo tantissimo, senza alcun pudore, nell’averti convinto! 😀
      Su Ricky Whittle ti posso dire che, dopo aver visto Luke Cage (non mi ricordo il nome dell’attore), per me chiunque è bravissimo. ^^ Ecco, quello lì si che è un pezzo di manzo imbambolato, manco è capace di correre. Whittle in fondo mi sembra in parte, perché il personaggio richiede proprio questo: essere un po’ ebete, un po’ rassegnato alla vita, un po’ poco reattivo. È così, Shadow. Quindi l’ho apprezzato (e poi ok, è un bonazzo. Veramente tanto bono!). Però siamo d’accordo su Pablo Schreiber, attore pazzesco che io scopro adesso, perché sono l’unica sulla terra a non aver mai visto Orange is the new Black. Anche per quanto mi riguarda può fare Wolverine, può fare tutto quello che vuole. Basta che non si tagli la barba. 😉

  2. Eccolo! 😛 Io sono un grandissimo fan di Gaiman, tuttavia questo American Gods, che è il suo libro più osannato, non è affatto, secondo me, il suo prodotto migliore. Non regge il confronto con la serie di Sandman (che fin dalla run “La Stagione delle Nebbie” contiene già l’idea di American Gods), coi Books of Magic e con il romanzo Stardust, che è a dir poco perfetto. Avevo iniziato a guardare il telefilm giusto perché portava il marchio Gaiman, e infatti all’inizio non mi convinceva. Poi però la strada del romanzo e quella del telefilm, come dicevi, hanno iniziato a divergere, e tutto è migliorato. Gli ultimi due episodi sono fantastici! Gaiman tra l’altro è l’unico in grado di rendere epico un elenco di nomi e titoli XD

    1. A parte Sandman che è inarrivabile e imparagonabile con tutte le sue opere (resta per me la sua vetta creativa assoluta), pensa che il mio romanzo preferito è Nessun Dove. E mi piacerebbe un sacco una serie ispirata a questo romanzo. Poi ti confiderò un segreto. Sai qual è la mia storia preferita da sbrilluccicamento di occhioni? L’esilarante mistero del papà scomparso. Lo adoro! 😀

      1. Sappi che una mini-serie -scritta da Neil in persona, ovviamente- è stata già realizzata nel 1996 dalla BBC: Neverwhere, per l’appunto. Il romanzo omonimo nasce proprio dalla sceneggiatura di quest’ultima 😉 Tra l’altro riuscii anche a vederne alcuni episodi, diversi annetti fa… non male, non male.
        P.S. E Ian McShane è un mio idolo almeno fin dalla seconda metà dei ’70, quando interpretò il ruolo dello sfortunato tecnico Anton Zoref posseduto da una micidiale proto-stella senziente affamata di energia in un episodio di Spazio 1999 (Forza vitale)…

  3. È piaciuta molto anche a me; anche se un po’ per ignoranza, un po’ per non aver letto il romanzo, temo che alcune cosette mi siano “sfuggite”. Bellissimo il personaggio di Laura Moon e sì, pure il leprecauno. E – miodio – nel season finale (attenzione piccolo spoiler!) quando Bilquis vede in TV la devastazione di Palmira sono stati lacrimoni amari (fine spoiler).

    L’unica cosa è che temo che Ricky Whittle abbia proprio l’espressione del “maccosa” di suo (la aveva anche in The 100, dove cercavano sempre di spogliarlo), non che si impegni per esternarla… 🙂

    1. Non ho visto The 100 (dici che dovrei?), perciò boh! Mettiamola così, a Ricky Whittle è andata di culo interpretare Shadow.^_^
      L’attesa sarà molto faticosa, perché quel finale lì… Mannaggia oh.

  4. Non solo Neverwhere nasce come sceneggiato televisivo (con Peter Capaldi nel ruolo dell’Angelo Islington), ma di recente è stato adattato come radio play. Lo dico perché il cast vantava personaggini come Cristopher Lee, Benedict Cumberbatch, James McAvoy, Natalie Dormer e Anthony Stewart Head! <3

      1. Passo per un piccolo aggiornamento: ho scoperto or ora che, dal gennaio di quest’anno, i sei episodi sono integralmente disponibili su Youtube (è il momento che ce la vediamo -o rivediamo, per me- tutta, mi sa) 😉

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