Pronti per un nuovo racconto horror?

“Per Miriam, trentacinquenne infelice, una festa anni ’80 può essere motivo di rivalsa verso un’irritante collega. Per qualcun altro, un motivo per uccidere.

Novelette horror dall’humor nero, ambientata in Alto-Adige.”

Si pensa, erroneamente, che il racconto sia il fratello minore, e magari un po’ sfigato, del romanzo. Certamente il romanzo ha intrinsecamente ambizioni più alte, comporta un’enorme mole di lavoro, pazienza, dedizione. Ma, per ora, il racconto (breve, soprattutto) è la dimensione narrativa in cui mi sento più a mio agio.

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AMSORA & VECCHIO FLINT: storie del terrore made in Italy

Questa settimana di vacanza dei morti sta giungendo agli sgoccioli. Vacanza per modo di dire, giusto ieri pomeriggio ho fatto quello che mi ero programmata: non avere programmi. Ma insomma, non mi voglio lamentare. Ho un tatuaggio nuovo e la centrifuga ordinata coi punti è finalmente arrivata. Ma, soprattutto, sono riuscita a sdraiarmi e leggere qualcosa, ovvero i due racconti di Marco Siena: Amsora e Vecchio Flint.
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Pillole di Lettura: NELLA LUCE

“… Mio padre invece era rimasto in disparte a guardar fuori, come attratto da un magnete invisibile trasportato dal vento. Mi fece tenerezza: sapevo che ciò che stava investendo il mondo esterno corrispondeva a quello che muoveva dentro di lui da una vita intera. Dopo tanto tempo avevo capito, e fui triste per il suo destino quanto felice per averne afferrato la coda. Almeno la coda.” (Nella Luce – Francesca Fichera)
Per la serie, cosa diamine posso leggere quest’estate, ecco che spunta fuori un racconto che si legge tranquillamente al bar mentre si gusta un espressino senza l’obbligo di chiacchierare per forza.
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High-Rise (Il condominio)

«Le fiamme illuminarono le belle spalle e il petto del pastore tedesco che stava arrostendo sullo spiedo. Laing fece vento sul fuoco, augurandosi che Alice ed Eleanor Powell, sdraiate insieme sul letto di sua sorella, apprezzassero quanto aveva fatto. Intanto, ungeva metodicamente la pelle scura del pastore tedesco, che aveva condito con un ripieno di aglio ed erbe aromatiche. 
“C’è una sola regola nella vita,” mormorò a se stesso. “Finché senti il profumo dell’aglio, va tutto bene.”»
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Il condominio di J.G. Ballard è un romanzo di fantascienza del 1975. D’istinto mi viene da definirlo capolavoro, nel senso più completo e profondo del termine. Quella che Ballard immagina è una realtà di disfacimento graduale interiore ed esteriore, che si esplica all’interno di un condominio, una specie di non-luogo, un Altrove inserito nella società speculativa e frivola della Londra degli anni ’70.
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I Racconti di Shanmei #Vol2

Adoro i racconti. È la dimensione narrativa in cui mi sento più a mio agio quando scrivo. Può sembrare facile, di primo acchito, ma io credo che scrivere racconti efficaci, soprattutto se molto brevi, sia più complicato rispetto al compimento di un romanzo. In un romanzo ci si può permettere di spaziare, di perdersi un po’ in giro, uscire dalla superstrada e inoltrarsi in varie stradine (l’importante, si sa, è saper ritornare sulla strada principale). In un racconto non si può, lo spazio è poco, i tempi sono ristretti. Si deve arrivare al dunque in una manciata di battute. Insomma, la probabilità di scrivere delle schifezze immonde è elevatissima.
Non è il caso di questo grazioso secondo volume de I Racconti di Shanmei. Otto racconti flash, si divorano in un quarto d’ora e soddisfano appieno. L’autrice anonima scrive benissimo e in poche righe è in grado di lasciarti impresso sulla faccia un sorriso ebete, una smorfia di amarezza, un brivido lungo la schiena. 
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