Addio a Nelsan Ellis, il mio Lafayette

Non ci si può svegliare una torrida domenica mattina e leggere della morte di Nelsan Ellis. Il MIO Lafayette Reynolds di True Blood. Forse non tutti lo sanno, ma parte del mio pseudonimo non è ispirato al generale Gilbert du Motier de La Fayette, ma al personaggio più riuscito della serie TV True Blood. E ho sempre pensato che se non ci fosse stato lui, forse non l’avrei amata così tanto. Lui è il mio buon amico spacciatore e cuoco del Merlotte’s, è gay e cazzutissimo e ha un vocione da mandarti in estasi. Lui è il motivo per cui mi chiamo Lafayette. Se non lo conoscete, recuperate True Blood. 
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La morte di David Bowie

L’anno scorso a quest’ora nessuno sapeva. Lo avremmo saputo il giorno dopo, di mattina presto. Era l’11 gennaio 2016, stavo facendo colazione malvolentieri. La TV accesa, il TG passava le notizie flash. Avevo un leggero mal di testa e un enorme scazzo addosso. Un normale lunedì, insomma. Sento della morte di David Bowie e d’istinto non ci credo.
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Ricordare Giorgio Gaber e Fabrizio De André

Il 1° gennaio del 2003 ci lasciava Giorgio Gaber. Sono passati quattordici anni e, a ripensarci, mi fa male ancora lo sterno. 
“Ninetta mia crepare di maggio, ci vuole tanto, troppo coraggio
Ninetta mia dritto all’inferno avrei preferito andarci d’inverno”
(La guerra di Piero)
Cantava Fabrizio De André. Con entrambi sono cresciuta (insieme al buon Guccini, che ho anche avuto il piacere di incontrare – un giorno ve lo narrerò), loro sono e saranno sempre i miei vecchi amori della canzone italiana. Il Signor G e Faber sono morti in gennaio, nel pieno dell’inverno. Faber morì l’11 gennaio del 1999. Le loro morti sono state pesanti, per me che ero una ragazzetta intenta ad assorbire quanta più bellezza potevo, e per il mondo. Oggi apro il blog solo per ricordarli, chi mi conosce sa cosa significhino per me. 
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The (love)Craft [vent’anni dopo]

Il 1996 è stato un anno interessante per la mia giovinezza. Sono usciti svariati filmetti, tra cui Trainspotting, il primo ScreamRomeo + Giulietta di William Shakespeare (sì, lo adoravo), Independence Day. C’è anche Fargo, lo so, ma io non lo vidi a quattordici anni (ecco, ora sapete anche quanti anni ho). Pensavo di inserire nell’annata anche Doom Generation, invece ho controllato ed è del ’95 (io comunque lo vidi qualche anno più tardi. Grazie Sabbbbri della videoteca). Ma oggi, insieme ad altre due preistoriche amiche blogger, si commemora un cult che, rivisto oggi, funziona ancora alla grande. Sto parlando di The Craft, per noi Giovani Streghe (diretto da Andrew Fleming)memorabile racconto di formazione di quattro sedicenni problematiche, alle prese con la malvagità delle loro piccole vite.
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