L’amicizia attraverso le rotaie

Questo simpatico articolo (che vi invito a leggere prima di proseguire) racconta, in breve, di quanto più le persone facciano parte della propria vita, e meno siano interessate e attente a ciò che produci artisticamente. Sono d’accordo, ho avuto pure io più riscontri non appena mi sono distanzia dalla cerchia ristretta. Per ora bene così, dopotutto sono l’ultima degli ultimi appena arrivata a scassare i marron glacé, sperando di proseguire di buona lena e trovare lettori fissi. La cerchia ristretta di cui parla, cioè gli amiketty con cui sei cresciuto e con cui esci nei fine settimana, ti conosce troppo bene. Quel troppo, in un certo senso, delimita un certo spazio in cui i tuoi amici pensano e ti dicono:
“Ehi, lo so che c’hai un blog (cazzo, invece quando me l’hai detto pensavo a quel messaggio vocale idiota che mi ha ammazzato dalle risa!), lo so ben che scrivi ebook e che fai le vignette. Lo so, lo soooooo! Quando andiamo a mangiarci una pizzetta?”
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Il potere del trollaggio

L’altro giorno è successo un fatto. Al bar Casablanca di Facebook, si chiacchierava, tra amici e conoscenti, delle famigerate fascette gialle con scritte a caratteri cubitali appioppate sui best seller. Fantomatici, o presunti tali. Non solo i stiven ching più o meno celebri del fantastico mondo di Oz dell’editoria, ma anche improbabili autori emergenti si fasciano di tutto punto millantando trilioni di copie vendute. Ah ah ah. Tutti ridono. Beh, pare di no. Pare proprio che, invece, in tanti ci credano e che la fascetta abbia il potere intrinseco di far smuovere il portamonete del lettore.
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Le virtù degli incasellati: pronti per il family day?

Al family day ci andrà sicuramente un sacco di gente. Gente che, per abitudine, urla in faccia ai propri figli scarsi in matematica, nel tentativo di inculcarle loro nozioni che faticano a comprendere. O poco avvezzi allo studio in generale e quindi la tecnica di insegnamento è quella dell’umiliazione. Gente che mette al mondo figli nel sacro vincolo del matrimonio cristiano per poi farli crescere dagli altri. Mamma Gemma Teller-Morrow le definirebbe persone egoiste e pigre. Sono certa che ci andranno anche coloro che non hanno figli, ma che hanno bene in mente una certa progettualità. Sono così sicuri, così comodi e incasellati.
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I vostri figli vi guardano

Il canto di Kali è un romanzo dell’orrore, scritto da Dan Simmons e pubblicato nel 1985. È poco più giovane di me, questo libro. Si mantiene alla grande, dopo trent’anni, fa ancora il suo sporco lavoro: mette addosso una paura fottuta. Il protagonista è un uomo, Luczak, che finisce in India per cercare il poeta Das, dapprima ritenuto morto e poi magicamentu1288e ricomparso, a scrivere un reportage. Ci viene spedito dalla rivista Harper’s Magazine, non tanto per le sue capacità, ma piuttosto per quella della moglie Amrita, essendo indiana. Luczak parte per Calcutta con Amrita e la figlia Victoria, appena nata. Non sarà una piacevole vacanza.
Il libro di Simmons è un capolavoro. Scritto divinamente, ti ipnotizza come se Kali cantasse davvero mentre stai leggendo. Lo ritengo uno dei più straordinari romanzi dell’orrore.
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