I Don’t Feel at Home in This World Anymore

Come forse avete potuto notare, il blog è in stand by. Al momento mi risulta difficile parlare di qualcosa avendo la mente oppressa da pensieri vari. Diciamo che è un periodaccio. Ma, ieri sera, la mia amica Luciadelgiornodeglizombi mi suggerisce un film su Netflix, leggero ma non sciocco. Vedo che nel cast c’è Elijah Wood e non indugio più di tanto.

La bravissima Melanie Lynskey è Ruth, un’assistente infermiera non proprio soddisfatta, dalla vita sociale misera e appesantita dentro e fuori.

 

L’incipit è fondamentale per capire il disagio di Ruth e sentirlo parte di noi: il fottuto SUV che ti impedisce di passare nel parcheggio. Lo stronzo/a che al supermercato ha un carrello stracolmo tanto da sfamare come minimo il Chad, ma che ti slitta davanti, non curante che tu abbia in mano un solo prodotto. La merda di cane sul tuo giardino: come se fosse un cesso pubblico, con tanto di cartello con la cacca disegnata che dice di non far defecare lì il proprio cane, ma ogni giorno ne trovi almeno una. La noiosa routine al lavoro, in cui le cose che ti stanno sui coglioni non cambiano mai. Ecco la vita di Ruth. Non so quanti di voi ci si riconoscono, io mi sono immedesimata immediatamente. Anche se non ho il giardino e quindi nessun cane ci defeca sopra. Ma sapete, come Ruth scuoterò la testa credo una cosa come trecento volte al giorno, guardo il prossimo spesso come una disgrazia e, per quanto io sia tendenzialmente adorabile con chi conosco, gli estranei mi stanno un po’ tutti sul cazzo.

 

Non oso immaginare cosa potrei provare nel rientrare a casa e trovarla svaligiata. Questo è l’evento scatenante, la goccia che fa traboccare il vaso di Ruth. Qualcuno le ha rubato il portatile e l’argenteria della nonna defunta. L’argenteria è l’unica cosa di valore economico e affettivo che possedeva. Si sfoga con l’amica, che tende a sdrammatizzare. Ma Ruth è un vulcano dormiente che sta iniziando a eruttare. La polizia non la sta aiutando, anzi, il detective Bendix la fa sentire in colpa perché forse non aveva chiuso la porta a chiave e poi in giro ci sono persone che hanno vite peggiori della sua. Nessuno ascolta Ruth veramente, tranne Tony (Elijah Wood). L’incontro con lui è bizzarro, lui è bizzarro. Insieme andranno a dare la caccia ai rapinatori, in un susseguirsi di situazioni assurde e demenziali, ma decisamente serie. No, non è un ossimoro, è davvero così. Ruth e Tony hanno una missione, che non è semplicemente quella di riavere gli oggetti rubati, ma di far capire agli stronzi quanto sono stronzi. E che non è giusto essere stronzi. Capito? Se voi siete quelli che non osservano il mondo che vi circonda, non potete capire. Ma se, come Ruth, vi accorgete dei piccoli, costanti soprusi, delle mancanze ignoranti che tempestano le vostre giornate e quelle degli altri, allora lo sentirete forte e chiaro come l’ho sentito io: quel senso di disperata non appartenenza all’universo. le cose possono anche andare bene, benissimo, mica è un piagnisteo di autocommiserazione. Ma quei fastidi di cui parlavo prima, restano e andrebbero chiaramente espressi. Ciò che è interessante nel caos bislacco che vivono Ruth e Tony, è che le loro vite assumono un senso nel momento esatto in cui smettono di non fare niente. Agisci. Esci. Di’ qualcosa. Potresti scoprire che chi ritieni uno stronzo infame adagiato sul suo divano di lusso, non è poi così tranquillo e beato nei suoi agi. Magari è un dannato infelice. E la tua esistenza può assumere un colore nuovo. Certo, sempre che tu non abbia quella tendenza al grugno, a scrutare il cielo al tramonto e perderti tra i pensieri. Non quelli romantici tipici del crepuscolo serale, ma nei tuoi soliti, idiosincratici giudizi sull’umanità.

 

Ah, volevo anche dirvi che nel film c’è Jane Levy. Ha una piccola parte, parla poco e a un certo punto indossa un cappuccio di tela in faccia dal quale spuntano i suoi occhi azzurri. Occhi da pazza. Comunicazione non verbale perfetta: quando, a volte, le parole non servono.

I Don’t Feel at Home in This World Anymore (titolo lunghissimo che dice tutto del film) è l’esordio alla regia dell’attore Macon Blair, che nel film appare per un attimo al bar con Ruth, in un interessante dialogo. Esordio, per quanto mi riguarda, egregio.

Vi suggerisco di vederlo per poi chiedervi chi siete. 

 

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