La libertà non è uno spazio libero

Partendo da questo presupposto, che non sembra proprio costruttivo, non ci sarebbe altro da aggiungere. Invece no, perché anche con affermazioni così chiare e concise è necessario spiegarsi. Allora facciamo un po’ di chiarezza. Il nostro compianto Umberto Eco, non tanto tempo fa, disse che internet era diventato una legione di imbecilli, poiché chiunque poteva esprimere il proprio pensiero, al pari di un premio Nobel. Si scatenò il putiferio, manco a dirlo. Ma aveva ragione.
“Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo” (Voltaire)
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Lo chiamavano Jeeg Robot: perché andare a vederlo al cinema è cosa buona e giusta

Domenica mattina mi sono svegliata sorridendo, il corpo rilassato, stranamente non accartocciato come uno strofinaccio usato. Avevo visto Lo chiamavano Jeeg Robot, il primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, il giorno prima. La sala sette del Cineplexx è probabilmente la più piccola, in tutti questi anni non ero mai entrata a vedere nessun film. Tanto, chi mai potrà voler vedere ‘sto film, avranno pensato? Infatti eravamo in quattro gatti, di sabato, cosa abbastanza avvilente. Una coppia di signori dall’aria seria e composta se n’è andata dopo circa venti minuti, la cosa mi ha molto stupito: ma che credevano di vedere comprando il biglietto di Lo chiamavano Jeeg Robot? Siccome ci stava Claudio Santamaria doveva per forza essere un film di mucciniano spessore (ah ah ah, come no).
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L’amicizia attraverso le rotaie

Questo simpatico articolo (che vi invito a leggere prima di proseguire) racconta, in breve, di quanto più le persone facciano parte della propria vita, e meno siano interessate e attente a ciò che produci artisticamente. Sono d’accordo, ho avuto pure io più riscontri non appena mi sono distanzia dalla cerchia ristretta. Per ora bene così, dopotutto sono l’ultima degli ultimi appena arrivata a scassare i marron glacé, sperando di proseguire di buona lena e trovare lettori fissi. La cerchia ristretta di cui parla, cioè gli amiketty con cui sei cresciuto e con cui esci nei fine settimana, ti conosce troppo bene. Quel troppo, in un certo senso, delimita un certo spazio in cui i tuoi amici pensano e ti dicono:
“Ehi, lo so che c’hai un blog (cazzo, invece quando me l’hai detto pensavo a quel messaggio vocale idiota che mi ha ammazzato dalle risa!), lo so ben che scrivi ebook e che fai le vignette. Lo so, lo soooooo! Quando andiamo a mangiarci una pizzetta?”
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Arriva Cristina (20 febbraio 2016)

Succede che sabato pomeriggio Cristina D’Avena si è materializzata nella mia città. Vado all’evento un po’ in ritardo, con una certa ansia e scazzo da parcheggio, immaginandomi il caos di macchine, motorini, bici, umani in mezzo agli zebedei. E i vigili che, immancabili, sono sempre pronti a guardarti malissimo se per caso accosti un attimo al marciapiede per riflettere sul dilemma esistenziale: dove diavolo metto la mia pussy wagon? Alla fine trovo posto nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale e salgo col moroso e una coppia di amici, alla ricerca di Cristina.
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C’è sempre una fine, per questo è così bello: DEATH DELUXE

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Death by Jon J Muth
L’edizione Deluxe su Death del 2013 raccoglie la miniserie Death: l’alto costo della vita (pubblicata dalla DC Comics per la prima volta nel 1993) e Death: il grande momento della tua vita (pubblicata nel 1996). Include anche tre storie brevi: Racconto d’inverno, La ruota, Morte a Venezia. Si conclude con uno speciale Death parla della vita e una gallery su Death, omaggi di svariati autori.
L’edizione pesa una tonnellata, un librone che potrei mettere sul comodino come si faceva un tempo con la Bibbia. L’ho fatto con Sandman per un bel po’ di tempo, poi la polvere mi ha sconfitta.
Ma bando alle ciance. Death, sorella di Sogno, è il mio personaggio preferito di Sandman, quindi l’acquisto di questo volume curatissimo è stato inevitabile.
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