Pure Morning

Mentre il resto del mondo continua, giustamente, a muoversi, io mi fermo. Qualche settimana fa, Pure, la gatta con la quale sono cresciuta, è morta. A marzo avrebbe compiuto vent’anni.

Sì, era vecchia, con un’evidente forma di demenza senile, secca secca che quando l’accarezzavi dovevi stare attento a non romperla e con la voce acida tipica dei vecchi. A volte succede che è la vecchiaia a ucciderti e non qualche orribile malattia o incidente. Tutti in famiglia ce lo aspettavamo, credevamo di essere pronti. Ma quando mia mamma mi ha telefonato, in lacrime, una domenica mattina, durante il mio rituale preferito: la colazione, un meteorite mi è cascato in testa. E quando si ha questa sensazione, è subito trauma. Non mi dilungo, ma è per raccontarvi come è iniziato il mio bisogno di fermarmi.

Io e la Pure da giovani! (≧◡≦)

Pochi giorni dopo la morte di Pure, è uscito il mio racconto, Lady Paurissima. Avevo in mente di mettermi subito all’opera con altre storie, scrivere di più e meglio. Ma ero troppo triste. E checché se ne dica, per me la scrittura è un’attività da fare con serenità, che io i demoni interiori coi quale atteggiarsi li lascio volentieri ai Baudelaire de no artri, con addosso la t-shirt di maiunagioia. Io non ce la faccio a scrivere nemmeno bigliettini d’auguri, quando non sto bene. Figuriamoci un racconto nuovo o un articolo per il blog.

Poi c’è stato il mio compleanno, momento spleen per antonomasia, che ho passato a un’assemblea sindacale, nella quale credo di aver assimilato più batteri che informazioni importanti. Risultato: ennesimo virus para-influenzale. Massì, questo è un lungo inverno, evidentemente. Non fraintendetemi, non mi sto deprimendo. La prossima settimana me ne vado in vacanza, dopo di che mi rimetterò in carreggiata. Nel frattempo, ho deciso di non sentirmi in colpa per il fatto di non essere operativa. Come si suol dire, è un periodaccio, certi dolori sono così aggressivi che indeboliscono tutte le tue difese. E non si può essere sempre al top. E si deve accettar(si)lo. 

Facebook col contagocce ché non ne ho voglia, gioco a The Sims, Netflix a manetta, l’amore di Rollo e Hell. Ah, ovviamente ho intensificato il mio rapporto con l’aerosol, unica possibilità per uscire di casa prima o poi. 

E un occhio di riguardo ai miei, che pure loro sono anziani, e non so. Vedere soffrire i miei genitori mi ha atterrita. So che qualcuno non reputerà dignitoso stare male per aver perso un animale. Non così tanto, per lo meno. Ha stupito anche me, devo ammetterlo, non mi era ancora mai successo. Mi ha messo di fronte a una perdita definitiva, che da quando sono adulta non avevo ancora sperimentato, e mi ha acceso delle emozioni destabilizzanti. Emozioni che non rifuggo, ma che voglio vivere fino in fondo. Non commiserate chi soffre per aver perso un animale. Ogni volta che un dolore ti fa visita, ti permette di imparare qualcosa. Non ci sono dolori di serie A o di serie B. Ci sono vite e rapporti che si intrecciano. Abbiamone cura.

Appena riacquisterò una forma fisica accettabile, porrò delle modifiche al blog, rendendolo più personale e chiaro. 

Nel frattempo, abbiate pazienza, tornerò. E ci sarò, con tutto il mio entusiasmo. (cit.)

Vi saluto con la canzone che diede il nome alla mia gatta. La gatta più bella di questo mondo. (cit., mia mamma)

Ha vissuto una vita piena d’amore, avventurosa, felice. Ciao, Piuri. 

❤

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6 commenti

  1. Sai, ricordo che anni fa, al liceo, a un’amica era morto l’animaletto domestico. Stava così male da non venire a scuola. E io dentro di me pensavo “Emmamma quanto la fa tragica! E’ un animale!”
    Poi ricordo che quand’ero alle medie morì la mia gatta. Piansi tantissimo ma eehii, ero praticamente un bambino. Per questo l’anno scorso, nonostante abbia perso alcuni affetti nel frattempo, quando se n’è andato il mio micione Panzer ci sono rimasto… Era solo un gatto, certo, ma per me era qualcosa di più. Un amico (anche se stronzo). Una parte della famiglia. Una che magari dai pure per scontata. Vederlo ammalarsi nel giro di due settimane e poi dover essere lì al suo fianco, scegliendo (come se avessi avuto scelta davvero) di non farlo soffrire più, beh… è stato duro da mandare giù. Ancora di più seppellirlo.
    Insomma, mi dispiace e ti capisco. Ma andrà tutto bene, e poi ripensandoci ti verranno in mente le cose belle 😉

      1. Avendo avuto tre felini nell’arco di trent’anni circa non immagino cosa stai provando. Semplicemente, LO SO. L’ultimo dei tre era un sorianone di diciott’anni (quasi una fotocopia della tua vecchietta, lassù) andatosene -come la più giovane micia trovatella che l’aveva preceduto- dopo una breve malattia: è passato del tempo, ormai, ma ricordo ancora come io e mio padre lo assistemmo a turno per tutta la sua ultima notte… come uno di famiglia, perché ERA uno di famiglia (e dei possibili nonché pretestuosi fraintendimenti da parte di chi commisera, sminuisce quando non direttamente percula la sofferenza per una perdita animale me ne sono sempre -e francamente- sbattuto i coglioni).
        Noi comunque si è qui aspettandoti, quando tornerai con le batterie e le difese immunitarie ricaricate… ah, e a proposito di Lady Paurissima, si nota sì che ti sei divertita assai a scriverla: un buon caffé ristretto e allo stesso tempo macchiato (di sangue) 😉

        1. Ti ringrazio tanto, Giuseppe, per la vicinanza e comprensione. E anche per aver apprezzato il mio raccontino (se vuoi recensirlo su Amazon, non mi offendo 😀 ).
          A presto! 😉

    1. Scusa se rispondo solo ora, ma ero in ferie! Vacanza che mi ha rilassato sufficientemente per fantasticare altre stramberie da scrivere 😀
      Grazie veramente Michele!