Terremoto [quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito]

Ieri sera ho scritto questo status su Facebook:
“Credo ufficialmente in Dio. Quello che sta succedendo in Abruzzo pare proprio un castigo divino.”

Succede che, dinnanzi a catastrofi naturali di inaudita violenza, ci si rivolga al divino. Fa parte del nostro background culturale, anche se la domenica, invece di andare a Messa, ce ne stiamo a casa sul divano a grattarci. Io con Dio ho un rapporto un po’ così, ogni tanto lo tiro in ballo alla stregua di Gesù in croce con: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Lui non mi risponde e io ritorno a non considerarlo. È un po’ un classico, mi rendo conto, sono una banalissima non credente che tira in ballo Dio quando è incazzata o in difficoltà. Ora, in merito al mio status, preciso questo: sono perfettamente cosciente che Dio, qualora dovesse esistere, non ha colpe. L’accanimento della sciagura, però, è talmente alto che risulta difficile non sbottare e gridare alla sfiga epica. Perché la zona è sismica, questo è un fatto. Ma la scarica prepotente di neve è un’aggravante sconcertante. Se non è colpa di Dio, è Madre Natura che è malvagia? E che rapporto c’è, allora, tra Dio e Madre Natura? Qual è il complotto ai nostri danni?
Ok, siamo d’accordo che sono tutte stupidaggini, accettabili nel momento concitato della tragedia. Ma come in tutte le questioni estremamente drammatiche, arriva necessariamente il momento della razionalità. E in questo caso specifico, vi invito a leggere il seguente articolo vecchio di cinque anni. Fatto? Bene. Ora, senza scomodare dati che perlopiù ci rimbambiscono, la realtà attuale è la medesima (temo sia anche peggiorata). I geologi, considerati in Italia utili quanto la municipale nel deserto dei Tartari, sono in realtà indispensabili per poter gestire nel miglior modo possibile queste situazioni d’emergenza. Il mio amico Davide ieri mi ha risposto così:
“Detesto fare questi discorsi, ma applicando come caproni il Decreto Gelmini, abbiamo chiuso gran parte dei dipartimenti di scienze della terra, e scoraggiato le iscrizioni alla laurea in geologia. E a questo punto, piangere serve un po’ a poco. […] Ciò che sarebbe importante capire è che a un certo livello queste catastrofi sono comode: fanno crescere il PIL, giustificano tagli e misure economiche di emergenza, e generano un bacino di voti (perché chi è disperato, avendole provate tutte, pur di non vivere più in una tenda un voto te lo dà). Ma il problema è anche più profondo e culturale: perché le migliaia di persone che domani, sull’onda dell’emotività, doneranno 2 euro con un sms, se si sentissero chiedere di versare 2 euro a testa per garantire la sicurezza e la prevenzione, risponderebbero a male parole. Il problema è culturale, è gravissimo, e nessuno lo vuole risolvere. E i geologi sono disoccupati.”
La questione è seria. Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Noi, e mi ci metto in mezzo pure io, spesso ci fissiamo sul dito. Il dito rappresenta l’atrocità delle conseguenze del terremoto, della neve a quintali che ha aggravato la situazione. E quando quest’ultima si scioglierà, potremmo sconvolgerci per il caos generato dalle alluvioni. Speriamo di no, speriamo che la Protezione Civile riesca a risolvere il disastro quanto prima. La luna rappresenta la responsabilità delle nostre decisioni. 
I terremoti non si possono prevedere? 
Se la mettiamo così, la risposta è no. Ma è giusto capire meglio di cosa stiamo parlando: 
“Cosa vuol dire in questo caso la parola “prevedere”? Si vuole qui intendere anno, mese, ora, luogo e magnitudo di una futura scossa di terremoto? In tal caso, gli americani, ad esempio, userebbero il termine “prediction”. Il termine “forecast”  indica invece una previsione approssimativa che ci dice intervalli di tempo, di spazio e di magnitudo entro i quali si può verificare con maggiore probabilità della media un evento sismico. Val la pena di fare questa premessa perché possiamo ora rispondere alla domanda. La risposta è no, quando intendiamo previsioni del primo tipo. La risposta non può essere un “no” deciso nel secondo caso. Numerosi sono i precursori sismici, ossia  quelle anomalie di alcuni parametri geofisici, osservate prima di alcuni terremoti.  Un esempio di anomalia  potrebbe essere una quiescenza sismica ovvero l’assenza di terremoti per un determinato periodo di tempo in un’ area considerata sismica. Studi per l’identificazione di precursori sismici sono condotti anche in Italia, grazie alla collaborazione con esperti di altri paesi dove questo tipo di metodologia è già collaudata. Si tratta comunque di previsioni approssimative che non possono essere utilizzate per dare un allarme alla popolazione. Altri esempi di precursori sismici sono la variazione inconsueta della velocità delle onde sismiche, variazioni nel contenuto di gas radon nelle acque di pozzi profondi, mutamenti nel livello delle acque di fiumi e di laghi, movimenti crostali. Oltre ai fenomeni cosiddetti precursori è anche possibile attraverso l’individuazione delle aree sismogenetiche, lo studio della loro sismicità storica e recente, dell’assetto tettonico e geologico, definire la pericolosità sismica del territorio in base alla quale adottare adeguate misure di prevenzione che possano ridurre gli effetti dei terremoti.” (fonte INGV – Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia)

 

Non è colpa di Dio.
Non è colpa della natura.
Non è colpa della sfiga nera.
È colpa nostra.
Quando ci metteremo tutti a guardare la luna? 

 

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3 commenti

  1. Sintetizzando, potremmo anche metterla in questo modo…
    1) Il dito: l’indignazione impotente, la previsione (perlomeno quella impossibile, di primo tipo)
    2) La luna: una concreta prevenzione (integrata alla “previsione” approssimativa)
    Hai detto bene: Quando ci metteremo tutti a guardare la luna? Che in questo caso, il guardare -o il volere- la luna rappresenta semplicemente quella giusta dose di buonsenso necessaria a ridurre l’impatto di tali calamità, salvando quante più vite umane possibile… francamente (e sacrosantamente) ne abbiamo i coglioni pieni di quell’ipocrita e ridicolo “si poteva evitare”, puntualmente sulla bocca di tutti gli aspiranti Bertolaso di turno 🙁

    1. La cronaca viene fomentata dalle solite polemiche. Prevedibili piagnistei, accuse di negligenza riferite sempre alle modalità dei soccorsi. Il “si poteva evitare” privo di cognizione di causa. Non ho sentito nessun servizio in TV che dicesse qualcosa riferito alla mancanza di geologi operativi, perché non frega niente a nessuno. Le nevicate, anche abbondanti, non sono eventi eccezionali. E non lo sono nemmeno i terremoti, in zone sismiche. Siamo bravissimi a intervenire quando avvengono le tragedie, il lavoro dei soccorritori (sono partiti in tanti anche dalla mia regione) è straordinario. Ma è nella prevenzione in cui siamo scarsi e, oserei dire, criminali. Nel caso specifico, quell’albergo non doveva nemmeno esistere in quel punto, esattamente sotto un costone della montagna. Io mi sono stancata degli eroismi, voglio vedere un paese il più possibile in sicurezza, riconoscendo l’indispensabile figura dei geologi nei comuni, impiegati per prevenire davvero, concretamente.

      1. Quadro perfetto della situazione (compresa la generale smemoratezza in ambito geologico, purtroppo. E, a questo punto, mi chiedo cosa cazzo debba succedere ancora per far sì che decidano -finalmente- di avvalersi in modo sistematico dell’apporto dei geologi)…