TROLLHUNTERS

Netflix, che evidentemente mi vuole bene e pensa a come soddisfare le mie esigenze, prende tra le sue possenti braccia Trollhunters, serie animata creata da Guillermo del Toro e Daniel Kraus (tratta a sua volta dal romanzo scritto sempre da del Toro).

Jim è un quindicenne che, per puro caso, trova un amuleto magico. Non appena lo tocca, i poteri dell’amuleto gli conferiscono il titolo di cacciatore di Troll. Sotto la città di Arcadia vivono i Troll buoni, nel meraviglioso mercato dei Troll. Ma, in agguato, si aggirano Troll malvagi, insospettabili umani mutanti, mostriciattoli vari. Jim avrà il compito di proteggere i Troll buoni e la sua città.

 

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E fin qui, diciamolo, la trama non è niente di particolarmente eclatante. Trollhunters ha una scrittura magistrale per quanto riguarda personaggi e ambientazione, roba da far venire la pelle d’oca, il magone. Sì, perché dinnanzi al Mercato dei Troll si rimane imbambolati, grazie alla sua prepotente bellezza. Gli stessi Troll sono meravigliosi, ognuno di loro con la sua personale forma e sostanza. Jim potrebbe apparire un cliché, di primo impatto, ma non è affatto un ragazzino banale. È preso di mira dal classico bulletto tutto muscoli e dalla zucca vuota del liceo (questo sì, un grande classico), tuttavia non si comporta mai come un debole. È incerto, talvolta insicuro, e anche se non sempre ci riesce, non si lascia mettere i piedi in testa. Ancor prima di raccogliere l’amuleto, Jim è un combattente. E il suo carattere lo deve, e qui tanto di cappello per la gestione del nucleo familiare, alla madre, Barbara.

 

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I due sono legatissimi e, nonostante lei lavori molto all’ospedale, il loro è un rapporto di pura complicità. Il padre di Jim non è pervenuto, sappiamo solo ciò che basta sapere: se n’è andato quando lui era ancora molto piccolo. Punto. Nessuna psicopippa sull’abbandono, Jim e la madre hanno il loro equilibrio, che a un certo punto viene interrotto a causa della doppia vita di Jim, della quale la madre è all’oscuro. Il migliore amico di Jim è una sorta di Del Toro da piccolo (impossibile non notarlo, è troppo palese), più largo che alto, tenero e simpaticissimo, da riempire di pizzicotti: Tobias, detto Toby, vive con una buffa nonna mezza accecata. Anche Toby non è che stia proprio in una situazione familiare semplice. Uno dei punti di forza di Trollhunters è la capacità di raccontare drammi familiari senza drammi. Incredibile, no?

 

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Ma c’è un altro fattore di estrema importanza, che forse può passare in secondo piano, ma che a me ha colpito in modo particolare, ovvero il personaggio di Claire Nuñez: compagna di scuola di Jim, ama recitare, è appassionata di un gruppo rock (del quale indossa sempre la t-shirt con logo della band: un teschio) e di salsa guacamole, instaura con lui un’amicizia che cresce un po’ alla volta. Inizialmente Claire appare come la classica bella ragazza della quale l’impacciato Jim è cotto, quindi con l’avventura non sembra avere molto a che fare. Sembra, appunto. C’è un aggancio tra lei e la doppia vita di Jim: il fratellino di Claire, Enrique. Che non è proprio Enrique, diciamo… Claire è intelligente, curiosa, con una spiccata personalità, forse addirittura più di Jim. Ed è forte. Non starà nell’ombra come una principessina indifesa. Che sarà mai? Per me, invece, questa scelta ha enorme valore. Certo, è una storia scritta da del Toro, c’era da aspettarselo. Le sue ragazze non sono mai timorose, non sono mai di contorno. Hanno carattere (non un caratteraccio) e spaccano anche alcuni culi, se serve. 

 

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Il cattivo. Il cattivo è più d’uno, forse qualcuno è più cattivo di altri, qualcuno non lo è del tutto. Molto interessante scoprire le dinamiche malvagie, tra il preside Strickler (personaggio dalle molteplici sfaccettature) e i cattivissimi Gunmar e il figlio Bular, fino al più inquietante di tutti (e il più bel Troll demoniaco di sempre): Angor Rot

Lo svolgimento della trama è gestito in modo dinamico, con episodi che narrano il susseguirsi degli eventi alternati ad altri in cui ci si ferma un attimo per insinuarsi più in profondità nella vita dei personaggi. Quindi non ci si annoia mai, nemmeno un attimo. 

Una stagione, ventisei episodi di circa venti minuti. Passa via che è un piacere. E, nel finale, abbiamo un gran bel cliffhanger. Ci sta. Perché la storia prosegue nelle Terre Oscure e non poteva che lasciarci con l’ansia di scoprire cosa accadrà.

 

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Avrei potuto parlarvi di Aaaaargh, di Blinky, di Drall, di tanti altri personaggi meravigliosi. Ma credo che sia giusto lasciarvi liberi di scoprirli da soli.

Trollhunters è un’avventura carica di tensione, di umorismo (si ride parecchio), di luoghi fantastici dove anche alla veneranda età di trentacinque anni vorresti andarci a vivere. Trabocca d’amore questa storia di del Toro, amore (come sempre) per i disadattati, per quei supereroi che non sarebbero nessuno senza il gioco di squadra. E checché se ne dica, lo trovo sempre un grande insegnamento.

[La voce americana di Jim era quella di Anton Yelchin, morto in un tragico incidente nel giugno del 2016. E niente, è già abbastanza triste ricordarlo, non c’è altro da aggiungere.

L’immancabile amico Ron Perlman doppia Bular, lo aspettiamo nella prossima stagione.

See you soon!]

 

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4 commenti

  1. Io sono più o meno a metà, e sono innamorata. Oltre a tutte le cose che hai già detto e che sottoscrivo, devo dire che con me ha fatto da stimolatore incredibile della creatività, e mi sta aiutando molto nei momenti in cui sono bloccata.
    Ah, e il mio preferito è Aaargh <3

    1. Sì, ha questa particolare dote di stuzzicare la mente. Ti porta per mano dentro questo mondo fantastico, fatto di luoghi e personaggi indimenticabili.
      Eh, io apposta non ho parlato di Aaargh, che avrei scritto un papiro. E poi lui va conosciuto, dev’essere una sorpresa per chi si accinge a vedere la serie. E vedrai… Il rapporto tra lui e Toby è dolcissimo. Poi fammi sapere! 😉

  2. Non me lo leggo finché non ho finito la serie. Ce l’ho lì da mesi – il che è stranissimo, vista la velocità con cui ero solito guardare i telefilm. Purtroppo ormai non ho più tempo per nulla – ma una di quelle domeniche vuote che capitano ogni tanto mi faccio la maratona!