Ho vinto un premio e me ne vanto

Ve ne sarete accorti (o forse no), ma il blog sta subendo delle considerevoli modifiche. Prima di tutti, d’immagine. La metamorfosi estetica non comporterà cambiamenti drastici di contenuti, ma è necessaria per comunicare meglio coi miei lettori e, se possibile, attirarne altri. È un lavoro che ha richiesto parecchie riflessioni (grazie Laura, amica mia esperta di marketing) ed è in divenire. Lo so, sono lenta che il bradipo di Zootropolis in confronto è Speedy Gonzales. Ma questo, ormai, dovreste già saperlo.
Questa premessa serve per dirvi che, nonostante non scriva sul blog (se avete notato, ora si chiama Secondo Kara Lafayette proprio come la sua pagina Facebook – e la celeberrima citazione del brano di De Andrà resta l’imprescindibile sottotitolo), quelle anime gentili facente parte dei CineFatti mi hanno assegnato un premio: il Liebster Award. Un premio che funge da passaparola per conoscere altri meritevoli blog e, evidentemente, secondo CineFatti, il mio lo è. Per cui grazie Francesca, Fausto & co.

Il regolamento per l’assegnazione del premio lo trovate qui: And Justice for All
Grazie, ovviamente, agli ideatori del Liebster Award, senza i quali il premio non sarebbe giunto in queste lande desolate.
Molto bene, ora bando alla ciance. È ora di rispondere alle 11 domande.
1) Cinema, tv o entrambi?
Entrambi. Specialmente il cinema in TV (giusto per rimarcare quanto io sia pigra e l’andare al cinema, per quanto magnifica sia la visione dei film in sala, comporta una certa dose di fatica).
2) Un film che ami e un film che odi
Uhm… Quindi devo scegliere due film che ritengo agli antipodi. Dunque, quello che amo è I’m a Cyborg, But That’s OK di Park Chan-wook; quello che odio è Suicide Squad.
3) Il tuo Personaggio cinematografico, quello con la maiuscola
Umano direi Ellen Ripley; immaginario Asuka.
4) Incontri Werner Herzog per strada: cosa fai?
Gli dico: “Ehi, tu, inutile che dici di non essere pazzo. Lo so che lo sei. E va benissimo così!”
5) Una citazione cinematografica a cui sei particolarmente affezionato
“Mi sento come un criceto infilato nel culo di Richard Gere”, citazione altissima da Doom Generation, quel filmaccio che io amo di Gregg Araki.
6) Hai mai girato un film?
Oh no, ho una dignità.
7) Qual è l’ultimo festival di cinema a cui hai partecipato? Quale quello a cui vorresti partecipare?
Il festival di Roma qualche anno fa. Non fremo particolarmente per andare ai festival.
8) Sei mai uscito dalla sala prima della fine?
No. Chi lo fa secondo me esagera. Poi scusate, con quello che costano i biglietti il film lo guardo tutto, per poi disprezzarlo come merita durante il tragitto verso casa.
9) Netflix-dipendenza: da 1 a 10, quanto?
Non è tanto Netflix che crea dipendenza, quanto il mio divano (è il mio migliore amico). Anche perché c’è pure Amazon Prime.
10) Un film o una serie tv che secondo te tutti dovrebbero vedere.
Non l’ho ancora finita e seguirla comporta tanto dolore, ma ritengo che tutti dovrebbero vedere The Handmaid’s Tale (Il racconto dell’ancella), la serie TV tratta dal romanzo di Margaret Atwood. Non ho mai visto una distopia tanto feroce e possibilista. Fa molto male, ma è quella sofferenza necessaria alla riflessione. E vi voglio dire anche il film: The Straight Story (Una storia vera), del caro David Lynch. Perché è uno dei suoi film “normali”, ma parla pur sempre di un vecchio (ti vorrò sempre bene, Richard Farnsworth) che compie un viaggio epico a bordo di un tosaerba con rimorchio. E qui ritorno un attimo alla domanda 5, perché in Una storia vera c’è una frase che dice il vecchio, frase  incisa nella mia testa. Nonostante tutto: “Quando i miei figli erano piccoli, facevo un gioco con loro. Gli davo un rametto ciascuno e dicevo loro di spezzarlo. Non era certo un’impresa difficile. Poi gli davo un mazzetto e dicevo di provare con quello. Ovviamente non ci riuscivano. Quel mazzetto – gli dicevo – quello è la famiglia.”
Da questi due titoli c’è tanto su cui riflettere, moltissimo da imparare.
[Mi sento in dovere di aggiungere Amour, di Michael Haneke. Perché la malattia e la perdita fanno parte di noi, anche se non lo sappiamo ancora. E come lo racconta Haneke, nessuno mai.]
11) Il finale migliore secondo te (senza svelarlo, ci basta il titolo).
La Casa del Diavolo, di Rob Zombie.
Ok raghi, ora tocca a voi. Nomino i seguenti 11 blog, fregandomene se abbiano effettivamente meno 200 followers. Nomino coloro che ritengo meritevoli di essere letti e salvati tra i preferiti:
Il giorno degli zombi
Il Bollalmanacco di Cinema
CineZapping
Strategie Evolutive
Prima di svanire
Mari’s Red Room
Dikotomiko
Taccuino da altri mondi
Psicologia e Scrittura
Plutonia Experiment
2MM Darkest
A voi, miei cari, il compito di rispondere alle mie 11 domande del Liebster e di passare il testimone a chi vorrete. Chiunque altro avesse voglia di rispondere perché gli va, è ben accetto nei commenti (qui o sulla pagina Facebook, come preferite)
1) Scegli il tuo film d’autore preferito e quello commerciale.

 

2) Se fossi un produttore molto ricco, in quale progetto cinematografico tratto da un romanzo (o racconto) ti imbatteresti? 

 

3) Qual è l’attrice più sopravvalutata (non vale dire Meryl Streep per citare Trump)? E l’attore? Quali sono, invece, attori e attrici più sottovalutati?

 

4) Qualche tempo fa, Iñárritu affermò che i cinecomics fossero un genocidio culturale. Molti di noi lo hanno preso a pernacchie, essendo una generalizzazione estrema ed esagerata. Ma alla luce dei fatti poco gloriosi (non del botteghino, ma della reale qualità di alcuni cinecomics), oggi che ne pensi? 

 

5) Che rapporto hai con l’animazione? Lungometraggi o serie TV animate ti interessano? Se sì, quali ti sono entrati nel cuore?

 

6) Cosa pensi davvero dei cagatori di minchia (categoria da me messa in risalto) ai quali non piace mai niente e dove tutto viene scisso in capolavoro assoluto o merda?

 

7) Sei chiuso in ascensore con Takashi Miike, Nicolas Winding Refn e Patty Jenkins. Tutti e tre ti fissano in silenzio con le braccia conserte, in attesa che tu dica qualcosa. Di cosa parli? A chi ti rivolgi per primo? 

 

8) Ti svegli una mattina e non sei più tu. Ti guardi allo specchio e sei diventato/a un personaggio di un film o di una serie TV. Quale?

 

9) Sei all’interno di The Sims, la fattucchiera ti porta la lampada magica da strofinare. Scegli i tuoi tre desideri.

 

10) Hai mai partecipato alla realizzazione di un film o serie TV? Se sì, quali? e se no, ti piacerebbe? In quale ruolo?

 

11) La tua colonna sonora cinematografica preferita.

6 commenti

  1. Sto via per un po’ e al mio ritorno che ti trovo? La casa rimessa a nuovo e nientepopodimeno che l’assegnazione del Liebster Award… beh, direi proprio che puoi vantarti di entrambe le cose, no? 😉
    Per il resto, dato che sui cagatori di minchia anch’io mi ero già espresso in passato, andrei direttamente a chiudermi in ascensore con Miike, Refn e la Jenkins che mi fissano in silenzio con le braccia conserte: comprendendo all’istante cosa si aspettano da me (è talmente ovvio), tirerei fuori la penna rivolgendomi a tutti e tre dicendo “Va bene, dai, ve lo faccio l’autografo!”:P
    P.S. L’affermazione di Iñárritu sui cinecomics mi è sempre parsa fondata su di uno snobistico pregiudizio “a prescindere”, senza alcuna reale interesse né capacità di analisi o previsione riguardo al rischio di progressivi cali qualitativi delle pellicole supereroiche. E, a questo proposito, non mi sento di dargli ragione nemmeno oggi, dato che la mancanza di obiettività dovuta al suo assai evidente disprezzo per il genere non poteva far altro che portarlo a considerare -e da subito: per Iñárritu supereroi e assenza di qualità vanno sempre di pari passo, chiaro- titoli riusciti (es. The Avengers, Logan) e non riusciti (es. Suicide Squad) come pari rappresentanti del medesimo genocidio culturale…

    1. Ma ciao Giuseppe! Debbo dirti che mi sei mancato. 😀
      Sulla dichiarazione di Iñárritu in parte concordo con te (al tempo mi aveva profondamente irritato), se non fosse che – forse – in tale dichiarazione si celasse una visione drammaticamente lungimirante, non sul cinecomics in sé, ma sulla direzione che gli adoratori del danaro hanno deciso di seguire: quella del qualunquismo. Posso dirti che dopo Suicide Squad io ho chiuso. È stato talmente terribile il film e vederlo al cinema ha ucciso ogni speranza. Non ho voluto vedere Logan, nonostante i pareri entusiasti di molti amici. Lo so che Logan non c’entra niente con quella porcheria di Suicide Squad, so che è un film ben fatto. Ma quando si è sfiniti è difficile concedere altre possibilità. Non ho nemmeno visto Wonder Woman, ad esempio. In soldoni, mi sono rotta le palle. E la colpa è di chi ha reso il cinema dei supereroi un bancomat di soldi facili e un baraccone per decerebrati, a discapito di quello che, invece, avrebbero dovuto rappresentare. In questo senso, temo che la spocchiosa considerazione di Iñárritu, vista oggi, sia tristemente vera.

      Pure io voglio il tuo autografo, eh! 😛