Finalmente il meritato BOOMSTICK [2017]!

Voi non avete idea di quanto io abbia rotto le sfere a Germano per il Boomstick. Il mio discorso conteneva una verità incontrovertibile: da quando ho aperto il blog non ha più assegnato il premio e questo NON È AFFATTO CORRETTO! Ormai avevo perso le speranze, ma Germano è un bvuto subdolo che trama alle spalle, e mo se n’è venuto fuori col Boomstick Award 2017. Che chiaramente ho vinto anch’io, legittimamente. Ora, che cos’è questo fighissimo premio e, soprattutto, cosa rappresenta, lo dovreste già sapere se siete dei blogger o lettori attenti del fantasmagorico mondo di internet. Ma se non conoscete il Boomstick non preoccupatevi più di tanto, in fondo esiste Giulia De Lellis che non sa che l’Africa è un continente (ma soprattutto, definisce rumore la musica dei Pink Floyd). Non è così grave, diciamo. Ma si può rimediare leggendo qui.
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Momento divertissement: Neo Yokio

“So che ancora non capisci perché l’ho fatto, ma a Neo Yokio c’è qualcosa di oscuro e non sono i demoni.” (Helena St. Tessero)
Stavo iniziando a perdere le speranze, cari lettori. Che qui di divertissement non trovavo più traccia. Ho iniziato e abbandonato varie serie, ero molto triste perché questa rubrica stava, come si suol dire, tirando gli ultimi. Peccato, essendo fondamentalmente un momento in cui si chiacchiera di cose leggere abbinate all’attività fisica (nel caso specifico, la cyclette). Ma poi ho scoperto NEO YOKIO! Anime creato da Ezra Koenig (cantante del gruppo indie rock newyorkese Vampire Weekend) prodotto da Netflix. Sei episodi in tutto dalla durata di venti minuti, circa.
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Il Prosivendolo: Charlot nel meccanismo

“È stata una bellissima serata. Mi piacerebbe continuare ma… Sono incastrato.” (Luci della ribalta)
Cosa rende moderno Tempi moderni? Specie se questi erano i tempi moderni del 1936, quanto di più lontano da noi possiamo concepire. Senza girarci troppo attorno: è la sensibilità spiccata di Charlie Chaplin, lucido visionario che intuì la febbre dell’oro capitalista ingranandola nel meccanismo della fabbrica; non a caso l’immagine simbolica di Modern times è diventata un’icona del cinema non solo chapliniano ma di sempre: Charlot sdraiato nelle ruote dentellate della macchina, incastrato e stremato.
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Brutti ma ganzi: la vita spericolata di Alfonso Arau

“Sono in pochi a sapere che prima ho sempre fatto commedie estreme, politicamente scorrette, convinto che umorismo e poesia debbano esser sovversivi per essere buoni.” (Alfonso Arau)
Riaprire il blog, dopo le vacanze di Ognissanti, col faccione sorridente di Alfonso Arau ve lo aspettavate? Chissà in quanti vi starete domandando: Arau chi? Dopo due grandi superstar che conoscono anche i sassi, è giunto il momento di scoprire dei brutti ma ganzi un po’ meno noti al pubblico, ma meritevoli di attenzioni.
Vi racconto la vita spericolata di Alfonso Arau, definito da John Landis: “Matto come un cavallo, ma molto bravo.” 
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A Song to Say Goodbye [e-book]

“Ollie sorride e il cerone si tende sulle guance. Chiude gli occhi, sente la gente attorno farle largo senza rendersene conto per evitare di toccarla. Si lascia trascinare dalla sirena, lontana dal locale, lontana dal brusio degli avventori. Lontana dalla città che vive il suo primo giorno dei morti dopo Rodeo Drive.”
A Song to Say Goodbye è un racconto brevissimo di Marina Belli. Ce l’avevo nel mio caro Kindle da anni, me l’ero completamente dimenticato. Un giorno mi sono detta che avevo accumulato troppe cose da leggere e che dovevo tornare indietro nel tempo e partire dall’inizio. In realtà non è che fosse poi così tanta roba, ma non divaghiamo. Vedo il racconto di Marina e lo leggo a velocità supersonica.
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