L’infanzia rubata di Channel Zero

Channel Zero è una serie antologica trasmessa sul canale SyFy, ispirata a Candle Cove, storia che nasce dal fenomeno narrativo internettiano dei creepypasta. Una serie horror autoconclusiva di sei episodi e la mia amica Lucia ne ha scritto un articolo impeccabile. Quindi, prima di proseguire e capire di cosa diavolo sto parlando, andate a leggerlo (che così non mi ripeto).

Articolo di Lucia, imprescindibile se si vuole andare avanti.

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Fatto? Ok. La trama, come avrete letto, è incentrata su un uomo, Mike Painter, psicologo infantile. Dopo essersi curato da un brutto esaurimento, torna a casa dalla madre. Sono passati ventotto anni di lontananza forzata dal suo paese natio e non appena rimette piede a casa iniziano i guai. Guai legati alla sua infanzia e a quella dei suoi coetanei, che ricordano vagamente il cartone animato trasmesso nei giorni in cui alcuni bambini venivano trovati appesi a un albero, morti. Mike, che in quel periodo perse il fratello gemello (il suo corpo non venne mai ritrovato), sospetta che tutto stia ricominciando da capo, colpendo i figli dei suoi amici. I bambini assuefatti da Candle Cove, il programma di pupazzetti pirati piuttosto inquietanti, pare che si comportino in modo strano. Tanto da diventare incomprensibilmente aggressivi, violenti. Malvagi. Ovviamente nessuno crede a Mike, nemmeno la madre che, anzi, vorrebbe caldamente che se ne andasse. Perché fu lei a cacciarlo di casa, dopo la morte del figlio Eddie. I sei episodi danzano sulle note del senso di colpa, dell’incredulità, del rimorso. Sull’orrore che nasce, si sviluppa e prende corpo dal dolore. Channel Zero mette paura e fa veramente male al cuore. E io penso che permetta anche di fermarsi a riflettere. Mike e la madre hanno subito un orrore che non si meritavano, ma il piccolo Eddie è colui che ha perso per primo la fanciullezza.

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L’infanzia non è per forza il periodo più bello della vita. Mike e Eddie, fratelli gemelli monozigoti, sono apparentemente simili caratterialmente. Tranquilli e buoni, non danno fastidio a nessuno. Arrivano a subire, invece, i soprusi dal bulletto della zona e dai suoi adepti (un classico), solo che Eddie è quello che in qualche modo tenta di reagire, mentre Mike ritiene che lasciar perdere sia la scelta migliore. È in quel momento che i due fratelli si separano, sia fisicamente che interiormente. Mike inizia a non comprendere più certi atteggiamenti e comportamenti del fratello, mentre Eddie inizia a provare rabbia, che si nutre direttamente al suo interno. Non voglio aggiungere altro, ma è senz’altro interessante l’abissale differenza di reazioni e, conseguentemente, di azioni dei due fratelli. Se si sceglie di percorrere una strada nell’oscurità, come invita a fare il terribile personaggio di Candle Cove: Strappa Pelle, tornare indietro è difficile. Diventa impossibile quando perdi la tua fanciullezza. Che non è quel ridicolo modo di vedere i bambini, pucciosi e ciccini, ma la capacità di assimilare qualunque cosa con una potenza inaudita. E quando si assimila troppo dolore, privi degli strumenti per cacciarlo fuori, si perde. Channel Zero è un horror bellissimo che parla di bambini e io credo sia importante vederlo. Una presa di coscienza sul mondo dell’infanzia molto duro, ma necessario. E il finale, che è emotivamente potentissimo, spiega tutto, grazie a una semplice inquadratura. Perché la madre di Mike e Eddie è una mamma eccezionale. Nonostante tutto. 

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4 commenti

  1. A me ha fatto impazzire proprio perché riesce a dare questa immagine non edulcorata dell’infanzia, che è poi anche un periodo di terrori oscuri e angoscia fortissima. O almeno, io me la ricordo anche così. Non so se siano ricordi filtrati.
    A parte questo, Channel Zero non offre una visione nostalgica dell’infanzia, di quando eravamo piccoli ed era tutto colorato e bellissimo. Al contrario, i ragazzini della serie tv vivono in un incubo.
    Che, al netto del soprannaturale, è un incubo fatto di cose quotidiane.
    Bellissima.

    1. Infatti è per questo che è importante vederla. L’infanzia può anche essere bruttissima o comunque fatta di momenti difficili. Proprio perché i bambini assimilano tutto quello che vivono, loro malgrado. Non è mai una loro scelta.