Bisogna trovare le parole giuste

In Palombella Rossa, Nanni Moretti l’aveva urlato e spiegato con una certa decisione:
“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”
Un concetto che possiamo estrapolare dal film di Moretti e inserirlo al di fuori di quella specifica situazione, rendendolo universale. Sembra scontato, ovvio, ma non è così. A tal proposito, ho trovato curiosa la scelta del termine branco quando si vuole parlare di un gruppo teoricamente positivo.
branco
  1. bràn·co/
    sostantivo maschile
    Gruppo numeroso di animali della stessa specie.
    “un b. di gazzelle”
    • estens.spreg.
      Accolta, gruppo di persone, per lo più facinorose o poco raccomandabili, o anche semplicemente invadenti e fastidiose: un b. di farabutti; un b. di giovinastri schiamazzavano nella strada; con sign. attenuato, ma sempre negativo, massa, insieme di persone caratterizzate da conformismo nel comportamento e nelle idee: emergere dal b.; entrare (rientrare) nel b., conformarsi, adeguarsi alle idee della maggioranza.
       
Giusto l’altro giorno leggevo questo articolo molo interessante de Il Post su Come non scrivere –Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare quando si scrive in italiano, libro di Claudio Giunta che penso prima o poi di acquistare. Pare sia un problema soprattutto nostrano, quello di scrivere in maniera aulica (e insegnare a farlo) per darsi un tono. Un atteggiamento che ho riscontrato più volte, in diversi contesti, che mi ha sempre perplesso. Se lo scopo è quello di rincoglionire il lettore e fargli passare la voglia di leggere oltre, allora va bene. Ma se, invece, lo scopo è fare colpo, temo che rimarrà un desiderio velleitario.
Un agglomerato di parole “difficili”, di periodi lunghissimi, di subordinate su subordinate, non fa di voi dei grandi autori. O dei grandi insegnanti. O dei grandi comunicatori. ANZI.
Se poi mi capita, ahimè, di leggere il termine branco al posto di gruppo, staff o comitiva, dire che rimango basita è poco. Ed è, appunto, curioso, se succede a chi si definisce un autore.
Oppure è la verità. Una verità che è sfuggita, e non c’è nulla di positivo in determinati ammassi di gente.
Nel dubbio, me ne vado altrove.
E molto volentieri.

 

 

5 commenti

    1. Eh, non te lo posso dire! 😛
      Credo che lo comprerò anch’io, mi sembra molto interessante e utile.

  1. Parole sante, mo ce vo’!
    (ogni volta che usate il verbo “ingollare” al posto dei miliardi di sinonimi esistenti, da qualche parte una fata Frannina muore)

    1. Un giorno dovremmo parlare anche delle arzigogolate metafore che, stringi stringi, non significano niente.