Brutti ma ganzi: Tim Minchin

Esiste la Legge di Minchin. Ve la spiattello in faccia, così chiariamo immediatamente la mente e la personalità del protagonista di oggi.
“Per definizione, la medicina alternativa non è stato dimostrato che funzioni, o è stato dimostrato che non funziona. La medicina alternativa che funziona si chiama medicina.” (Tim Minchin”)
Guardatelo bene, quest’uomo: per me è bello come il sole all’improvviso. Finisce comunque nella rubrica brutti ma ganzi perché il suo look eccentrico (poi capirete come mai) e la sua faccia strana non rappresentano propriamente una bellezza travolgente alla Momoa. Non so in quanti di voi lo troveranno brutto, ovviamente degustibus. Io lo amo. Quindi non sarò per niente obiettiva, sarà un articolo traboccante love. E il fatto che sia veramente un ganzo è fuori discussione. Chi è? MA COME CHI È? Ora vi narro la vita di questo grande artista, perché possiate venerarlo come faccio io.
Timothy David Minchin nasce nel 1975 in Inghilterra da genitori australiani. Sulla voce professione c’è scritto: attore, autore, musicista, regista e attivista sociale. Studente di una scuola privata, Minchin proviene da una tranquilla famiglia di pianisti della media borghesia. A otto anni inizia anche lui a studiare pianoforte, ma a undici si scoccia di seguire le lezioni e prosegue da autodidatta.
Capisce molto presto che non riuscirà a diventare una rock star negli anni ’90 – esperienza che riassumerà in seguito nella sua canzone Rock’n’roll nerd. Ha talento, ma è un outsider. Un bambino che sa perfettamente colorare dentro i margini, ma che semplicemente sceglie di non farlo. Come un Pablo Picasso che da piccolo disegnava meglio di molti artisti affermati, Minchin possiede il quid. Ma non è incasellabile.
Nonostante l’animo controcorrente, nel 1996 si laurea in letteratura e teatro e nel ’98 ottiene un diploma all’Accademia delle Arti australiana come “musicista commerciale”.
Si beccherà poi due dottorati ad honorem in lettere, uno nel 2013 e uno nel 2015. Talento e perseveranza modellano l’artista. Ma prima di arrivare ai dottorati ad honorem, nel 1998 diventa autore di musiche per documentari televisivi e opere teatrali. Nel 2000 scrive Pop, un musical di cui è anche interprete, e che nessuno si fila.
Idem per Sit, il primo (e unico) CD della sua band, Timmy the Dog.
Minchin non riesce a trovare un agente, non sa suonare la chitarra (suonare il piano non è cool) e le case discografiche non capiscono cos’hanno tra le mani. Gli dicono che non sanno cosa farsene di uno che scrive canzoni che fanno ridere. Sul piano musicale non si prospetta alcunché.
Ci prova col teatro. Nel 2004 interpreta Amleto a Perth, con la stessa compagnia con la quale due anni dopo interpreterà Mozart nell’adattamento teatrale di Amadeus.
Vestirà i panni anche di Don Chisciotte in The Man of la Mancha e Ponzio Pilato (e occasionalmente Giuda) in Jesus Christ Superstar.
L’esperienza teatrale gli permette di ragionare sulla possibilità di tentare nuovamente con la musica, ma con un approccio diverso: mettere insieme tutte le sue canzoni che fanno ridere e creare uno spettacolo live. Ed è da questo momento che lo strano e indefinibile Timothy David Minchin diventa il celebre Tim Minchin. Come dichiarerà in un’intervista con l’illusionista e attivista sociale Derren Brown, Minchin spiegherà che è nel momento in cui si costruisce il suo personaggio di rock star fallita – coi capelli arancioni sparati, l’abito da cerimonia ma coi piedi scalzi, e il makeup esagerato – che tutti i pezzi finalmente si incastrano.
“Sono un musicista troppo bravo per fare cabaret, ma sono un cabarettista troppo bravo per fare il musicista.”
Il look è, quindi, studiato e realizzato per essere strumento narrativo. Il makeup emo degli occhi permette a Minchin di fare commedia stando al piano, accentuando la sua espressività quando non può usare le mani per gesticolare. Il teatro canzone di Gaber, solo al pianoforte. E molto meno sobrio.
Idea vincente? Giudicate voi. Lo spettacolo Darkside del 2005 è un successo prima in Australia e poi in Inghilterra, dove riceve il Perrier Award al Festival di Edimburgo.
L’anno successivo, So Rock fa un carico di nomination, e vince il premio per la miglior commedia alternativa della HBO.
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Ma poi accade qualcosa di bizzarro e interessante. Nel 2008 Minchin è di nuovo al festival di Edimburgo, dove un critico teatrale del Guardian lo vede e lo distrugge.
Minchin ci scrive una canzone, e nel 2009 il Guardian lo ingaggia come collaboratore per il suo podcast.
Il critico non ne è particolarmente compiaciuto, ciò rende la storia simpatica. Contemporaneamente, la poesia beat Storm – una feroce difesa del razionalismo ispirata dall’incontro con una giovane “alternativa” – diventa un culto presso i fautori del razionalismo e dello scetticismo e si trasforma prima in un blog, poi in un cartone animato, e infine in un libro. E il cartone animato ve lo dovete vedere immediatamente. Ve lo posto doppiato in italiano, ma se schifate il doppiaggio lo potete tranquillamente trovare su YouTube in lingua originale. Di questi tempi è un messaggio esplicito, che non lascia spazio alle cialtronerie. Argomento che riprenderemo in seguito, intanto guardate il video.
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Nel 2010 Minchin porta in tour la Heritage Orchestra, allo stesso tempo scrive le musiche per Mathilda the Musical, tratto dal romanzo di Roald Dahl, che vince sette Oliver (gli Oscar per il teatro musicale).
Lo stesso team creativo, con Minchin alle musiche, produrrà nel 2015 un musical basato su Ricomincio da capo (Groundhog Day), il film con Bill Murray.
“Sono sempre stato ateo; Sono sempre stato un empirista. Non ho mai creduto in fantasmi o cose del genere e il perché è abbastanza semplice – non devi sapere molto per cominciare a dire “Davvero?”, applicando il rasoio di Occam. “È più probabile che le anime facciano dei trucchi di circo o più probabile che stiano parlando con la gente morta? E se è vera quest’ultima, con quale processo? Le gole di queste persone non sono marce? Così, senza gola, come parlano, e con quali mezzi?” Non ci vuole molto per essere scettici. Ma capire realmente, come io sto ancora imparando, perché la scienza è potente, è un nuovo passo per dimostrarsi noiosi alle cene con amici.”
Come vi dicevo poc’anzi in merito al cartone animato, questo è il pensiero critico di Minchin, che come potete immaginare, gli ha permesso di farsi tanti amichetti.
Scrive canzoni satiriche sul processo di pace in Palestina, sul papa che “copre” i preti pedofili, sull’integralismo religioso e sui suicede bomber islamici (la delicatissima Ten foot cock and a few hundred virgins), e contro le medicine alternative. Nel 2016 scrive una canzone sul Cardinale Pell, implicato in una serie di casi di pedofilia in Australia. Gli avvocati del cardinale non la prendono bene, ciò nonostante la canzone viene nominata Canzone dell’Anno dall’APRA (Australasian Performing Right Association).
Minchin è spesso ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive in veste non di musicista o di comico, ma come sostenitore di un approccio empirico.
Questo è Tim Minchin. Sposato con Sarah, padre di Violet e Casper. Un uomo, un artista, che col suo genio rende il mondo un posto meno squallido e tetro. E per questo (e per i suoi capelli) io lo amo.
Come sempre ringrazio Davide Mana, cacciatore di informazioni. Questa volta in particolare, perché mi ha fatto conoscere Minchin. Ti voglio bene, amico.

4 commenti

    1. È la prima volta che ricevo un commento sul blog prima di postarlo su faccialibro. Sono commossa! 😀
      Figurati, io sono innamorata pazza di Minchin. Parlare di lui è stato un piacere. 🙂