Donne che odiano le donne?

Che domanda, penserete. Il fatto che le donne siano le prime nemiche di loro stesse è, forse, uno dei luoghi comuni più noti al mondo. Lavorando in un ambiente prettamente femminile, posso confermare la veridicità alla base di questo pensiero molto difficile da abbattere. Lo abbiamo visto ultimamente in merito agli scandali sessuali a Hollywood, scandali che si sono diramati fino a raggiungere casa nostra. Non ho voglia, però, di ritornare su questo discorso, la mia vuole essere un brevissimo spunto di riflessione sull’aggressività della donna nei confronti di un’altra donna (o più donne).
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Per tutti il dolore degli altri è dolore a metà?

È stata una settimana difficile. Ho litigato, ho chiuso rapporti, ho riflettuto e compreso alcuni errori commessi. Mi sono guardata allo specchio. Ho capito da un pezzo quale tipologia di rapporti gradisco, ma che non posso sempre avere sotto controllo le reazioni e i comportamenti altrui.
Avevo in programma tutt’altro, questa settimana, il post di martedì (se vi è sfuggito, potete leggerlo qui) per me era molto, molto importante. Non sto a spiegare il perché, ma scriverlo è stato faticoso come scalare il Monte Bianco. E purtroppo è passato in secondo piano, anche per colpa mia.
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Storia di un abuso

Stella ha quindici anni. È il suo primo fine settimana fuori casa. Mamma e papà sono tranquilli, se ne va in montagna a casa del papà di Giusy, una sua compagna di classe. Ha un anno in più di lei, a quell’età sembra un’enormità. Il papà di Giusy lavora in un ristorante e le ragazze se ne stanno per i fatti loro, bighellonando per il paese, fumando canne e bevendo birre spaparanzate sul divano del salotto. Guardano Eyes Wide Shut per la prima volta; quando il papà di Giusy rientra a casa le trova perplesse, con gli occhi strabuzzanti e rossi. Si siede tra di loro e partecipa alla fumata. Stella sente un brivido trapassarle il corpo, percepisce qualcosa di brutto in quello strano momento condiviso.
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Il ricordo di un uomo bellissimo: Chris Cornell

Non ho molto da dire in merito all’improvvisa morte di Chris Cornell (Temple of the DogSoundgardenAudioslave), se non che è stato uno shock. Cornell aveva solo 52 anni quando si è impiccato al MGM Grand Detroit Hotel l’altro ieri. Suicidio, quindi. E ogni volta che sento questo termine, mi irrigidisco. Se poi è associato alla morte di una persona che, in qualche modo, ha fatto parte della mia crescita, il cuore mi si frantuma e mi viene da vomitare.

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