DARK (Wann ist Mikkel?) – serie TV

C’è una serie fantascientifica tedesca prodotta da Netflix.
No, dai (penso), non ci credo. Sarà una roba infima, con quelle facce orrende da fiction tipo Il nostro amico Charly. Chiaramente il mio patetico pregiudizio è stato massacrato dal primo episodio, partendo dai titoli di testa – grazie soprattutto alla sigla ipnotica.
Sto parlando di DARK (che scriverò sempre in maiuscolo, per enfatizzarne la grandezza), serie TV diretta da Baran bo Odar (regista trentottenne svizzero che assomiglia alla divinità greca del cinema Yorgos Lanthimos – una casualità che mi provoca il batticuore). 
Citando Twin Peaks, la serie narra I Segreti di Winden, cittadina fittizia dispersa tra i boschi germanici, dove chiaramente piove sempre e tutti gli abitanti ne sono rassegnati, visto che girovagano sempre senza ombrello. Ma hanno le giacche a vento, presumo dei K-Way (che io amo molto), si capisce anche da questo che è gente pratica, gente abituata a vivere in un ambiente ostile, che ti indurisce i connotati. Jonas Kahnwald, indossa una magnifica giacca color giallo ocra, un dettaglio importante: oltre a ricordare il piccolo Giorgie in IT, quella giacca spicca come una pennellata violenta nell’oscurità. Il giallo non è un colore casuale, è il colore dell’illuminazione, della redenzione. 
Jonas è un adolescente che ha perso il padre suicida, il trauma lo ha portato a passare un periodo di cura psicologica lontano da Winden, dalla madre Hannah (uno dei personaggi più meschini visti di recente) e dagli amici. Quando torna a casa scopre della scomparsa di un compagno di scuola. La polizia indaga, ma la faccenda si complica quando, una notte, sparisce Mikkel, uno dei figli del poliziotto Ulrich Nielsen. Winden, come Twin Peaks, è una cittadina che nasconde misteri inconsueti, dove l’impossibile prende prepotentemente spazio e regna, implacabile, sulle teste delle quattro famiglie protagoniste: i Nielsen, i Kahnwald, i Doppler e i Tiedemann. Uccelli morti, gregge di pecore sterminato, cadaveri di ragazzini, timpani perforati, occhi bruciati, una centrale nucleare, impulsi elettrici che fanno impazzire la corrente. Uno strano uomo incappucciato, un altro che sembra un prete, che vagano per Winden. 
Il presente è il 2019 e quello che sta accadendo è già avvenuti 33 anni prima. Numero che si ripete (le pecore morte sono, appunto, 33), avanti e indietro. Il tempo, scandito ogni 33 anni. DARK è la mia serie preferita del 2017, vince tra tutte le magnifiche cose che ho visto, anche quelle oggettivamente superiori (penso, ad esempio, a The Handmaid’s Tale). Mi ha talmente stupita da lasciarmi basita. Non c’entra nulla con Stranger Things, da qualche parte ho letto dei paragoni improbabili. Non è che se ci stanno dei ragazzini e qualche riferimento agli anni ’80 allora è tipo lo stranger things tedesco. DARK è un racconto corale, adulti e ragazzi sono egualmente al centro della storia. Una storia di viaggi nel tempo, di bambini scomparsi, di boschi umidi, di una grotta, di indicibili segreti e di personaggi scritti e interpretati magistralmente. Dialoghi perfetti, scarni, sinceri, credibili (questi sono tedeschi, parlano solo quando serve), volti meravigliosi che comunicano tutto quello che serve, quello che è necessario.
Ogni emozione, dolore e rabbia soprattutto, scavati in primi piani, e qui la sparo grossa, dal ricordo bergmaniano. Ulrich (interpretato da Oliver Masucci, l’Hitler in Lui è tornato), uno dei personaggi più belli in assoluto, protagonista di una scena atroce, dolorosissima, resterà nel mio cuore da qui all’eternità. L’eccellente uso della colonna sonora contribuisce al pathos, soprattutto in un momento particolare dove si sente questa canzone, grazie anche a un elegante e suggestivo montaggio. 
DARK è una serie che, in questa prima stagione, pone più domande che risposte, lasciandoci in attesa di saperne di più. Un classico, penserete. E infatti lo è, questa storia sul tempo attraverso il tempo, senza tempo. Una storia che ci parla di scelte e di dubbi. E delle relative, inevitabili, conseguenze.
“La vita è un labirinto. Alcune persone passano tutta la loro vita a cercare una via d’uscita, ma c’è solo un’unica via e ti porta in profondità. Lo capisci solo quando arrivi al centro.  La morte è incomprensibile, ma puoi scendere a patti con essa. Finché non ti chiederai ogni giorno se hai fatto le scelte giuste.”
DARK, come Twin Peaks (chi ha ucciso Laura Palmer?”) ci pone un quesito: “WANN ist Mikkel?” Perché la domanda non è DOVE, ma QUANDO.
Buon viaggio.
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8 commenti

  1. E’ piaciuto molto anche a me! Più per… be’, tutto, tranne i viaggi nel tempo, a cui penso solo come a un escamotage (riuscito) per mostrare Winden e le quattro famiglie in momenti diversi della loro storia, e approfondire così ambientazione e personaggi come difficilmente sarebbe stato possibile altrimenti. Infatti la scena finale, che è il coronamento della linea dei viaggi nel tempo, mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Ma è triste parlar solo di ciò che ci ha deluso: DARK è una serie veramente fichissima che, come te, consiglierei a tutti di vedere! (Dio, quella sigla *___*)

    1. Invece a me il finale è piaciuto tantissimo, e sono curiosissima di scoprire cosa succederà il quel lasso di tempo. Dark über alles!

  2. Prodotto adorabile che non ha nulla a che vedere con nessun’altra serie TV recente tranne, come hai detto tu, Twin Peaks. E ha l’umiltà di “ispirarsi” senza copiarla.
    Concordo su tutte le impressioni relative a personaggi (Hannaaah che odioooo!!!), musica, delirio. E’ una serie talmente bella che persino il Bolluomo (notoriamente refrattario) ogni sera mi chiedeva: “Oh, guardiamo Dark, vero?” ed è molto dispiaciuto di dovere aspettare per la seconda XD

    1. Ogni sera Hell mi guardava e diceva: “Vuoi guardare Dark, vero?” E io: (◔◡◔)
      Succede così, quando ti innamori. Fremo per la seconda stagione, sperando che rimanga su questo livello e oltre.

  3. Una delle mie serie preferite dell’anno scorso. Direi una via di mezzo tra Twin Peaks, Donnie Darko e… vabbé dai, Stranger Things, ma solo per lo spunto. Speriamo la seconda stagione rilanci rimanendo della stessa grandezza!

    1. Secondo me si dovrebbe smetterla di menzionare Stranger Things, sembra diventata una sindrome. 😀
      Confido anch’io moltissimo nella seconda stagione, speriamo!

  4. E’ che nella gara di bruttezza fra le serie tv teutoniche e le nostre (salvo rare eccezioni) ormai ben pochi si aspettano di vedere emergere delle proposte di genere fantascientifico… del resto la stessa Germania ha sempre sfruttato poco il proprio potenziale in tal senso, televisivamente parlando: chi si ricorda più oggi, dopo decenni, de “Le fantastiche avventure dell’astronave Orion”? E perché un mitico personaggio come Perry Rhodan non ha mai avuto una serie a lui dedicata (l’adattamento su grande schermo del ’67 fu tutto fuorché memorabile)? Ecco, quanto mi piacerebbe che Dark potesse fungere da apripista anche per futuri progetti sci-fi seriali di questo tipo…
    Tornando a noi, parliamo della piccola e adorabile Zoë: forse lei non sarà triste, nonostante tutto, ma io invece sì se non la vedrò in azione ancora una volta (con Myu, ovviamente)… faglielo presente, eh 😉

    1. Spero anch’io che Dark smuovi bruscamente un panorama desolante, soprattutto da noi, che pare ci piaccia solo parlare di mafiosi et similia.
      Sei la seconda persone che mi dice di voler rivedere Zoë e quella squinternata di Myu in un’altra avventura. Non è in previsione (anche perché non mi aspettavo che qualcuno lo desiderasse), ma a questo punto non lo escludo. Vediamo se mi si sviluppa qualche idea in testa. Non prometto niente, eh, che la mia testa mica è a posto! 😀
      Grazie Giuseppe, sono felice che tu abbia gradito questa piccola storia. Se ti va di lasciare un parere su Amazon ne sarei assai contenta. 😉