Der Krampus kommt

Krampus, il secondo lungometraggio di quella canaglia pigrona di Michael Dougherty (che se gira un film ogni sette anni come media, io prendo l’aereo, vado a casa sua e lo prendo a schiaffi) sarebbe dovuto uscire nelle sale il 3 dicembre del 2015. Com’è andata è cosa nota, perché in tanti, anche i meno interessati alla questione, hanno visto il trailer al cinema. Io me lo ricordo, l’entusiasmo generale in sala. Certo, eravamo una manciata di anime a vedere Crimson Peak, però quella manciata si era esaltata durante il trailer.
"Quanto te vojobbbène, diavolaccio!" "Pur'io, santissimo!"
“Quanto te vojobbbène, diavolaccio!”
“Pur’io, santissimo!”
Ché qui dalle mie parti, a Bolzano, il Krampus è una cosa seria. La sera del 5 dicembre, se sei stato un bravo bambino, quel brav’uomo con la mitra in testa e che deambula col suo pastorale ti porta un bel sacchetto di leccornie. Ma non viene solo. Mai. Lui è San Nicolò, un vecchio vescovo con la barba lunga e bianca, ringraziate lui se crediamo a Babbo Natale.

Dicevo, San Nicolò arriva sempre accompagnato dal suo diavolo servo, il Krampus. Ha gli zoccoli, il volto da caprone, è armato di catene. Il suo compito è rapire i bambini cattivi, per loro niente sacchetti. Qui dalle mie parti, il 5 dicembre si festeggia di brutto. Ecco cosa succede di solito…
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Immaginatevi, dunque, quanta attesa ci fosse per l’uscita del film di Dougherty. Poi il film in Italia è stato silurato, senza una ben che minima spiegazione in merito. La scusa è stata quella dell’uscita di Star Wars: Il risveglio della forza, ma perfino mia mamma poteva comprendere che fosse una minchiata (mia mamma è l’esempio di una persona non interessata ai fatti narrati). Krampus non è affatto un film che dà il benvenuto al Natale.
La faccia di Toni Collette dice tutto.
La faccia di Toni Collette dice tutto.
È un film atroce, malvagio, doloroso. Un film che concede perfino la possibilità di riflettere. Quindi non andava bene, che le tradizioni folkloristiche cristiane potenti possono ancora essere ingombranti. Bisogna spalmare la mente di melassa, fatta di buoni sentimenti privi di significato. Qualche genitore potrebbe scandalizzarsi, se dovesse portare i figliuoli a vedere un film come Krampus. Non scherziamo, per carità. Togliamolo dalle sale e buonanotte. Ed ecco che ci facciamo riconoscere, come se non fossimo mai sazi di brutte figure, dinnanzi al resto del mondo. Perché Krampus è uscito dappertutto tranne che da noi, ed è andato benissimo. Probabilmente oltre ogni aspettative. È già tanto che uscirà (quando non so) in home video.
Ad ogni modo, il dio dei sottotitoli mi è apparso e quindi il film me lo sono visto ieri sera. E le maledizioni che ho tirato non si possono contare. Averlo visto al cinema, in prospettiva del Natale, sarebbe stata una goduria.Screenshot (36) copia copia
Ma arriviamo al film. Vi rimando a leggere i pareri in merito di Hell e Lucia, per comprenderne l’importanza. Vi dicevo che Krampus è, a tutti gli effetti, un film crudele. Nonostante l’incipit da commedia, che sguazza nel sarcasmo non appena ci viene presentata questa famiglia riunitasi per le feste natalizie, si arriva senza indugio nell’orrore, quando un membro della famiglia sparisce, durante una terribile tempesta di neve che ha paralizzato la famiglia a casa senza elettricità. Non sappiamo con certezza se questo personaggio sia morto, lo supponiamo, perché non ci viene mostrato molto. E qui sta la forza, l’ambiguità della fiaba horror: lo sai che il mostro è arrivato, ce l’ha detto il cielo cupo, il rumore di zoccoli e catene, quella cosa indefinita tra il biancore della tempesta. Ma speri ancora che possa andare tutto bene.635769092264401744-5714-tp-00003r
Tutto parte da un bambino, Max, che rifiuta con rabbia di condividere il Natale con i parenti di mamma, zii e cugini apparentemente odiosi come pochi al mondo, perché tutti si parlano male dietro e addosso senza ritegno e quindi fanculo. Lui l’aveva scritta la lettera a Babbo Natale, colma di speranza. La Omi (dolce nonna tedesca, la madre del padre, figura di riferimento e congiunzione tra leggenda e realtà) glielo aveva detto di continuare a sperare e di non dimenticarsi di quella lettera. Ma non può bastare. Un bambino deluso è un bambino arrabbiato. L’ipocrisia del vogliamoci bene per forza, solo perché abbiamo lo stesso DNA, è incomprensibile agli occhi di un bambino. Perché non ha senso. E allora quella lettera verrà ridotta in mille pezzi, uno sgarbo imperdonabile verso Babbo Natale, Santa Klaus, San Nicolò. Il vescovo che porta dolcetti ai bambini buoni. Ma che lascia i bambini cattivi tra le grinfie del Krampus. E lui arriva, rumoroso, accompagnato dai suoi aiutanti, figure inquietanti tra cui spicca un disgustoso giocattolo strisciante: un essere che ingoia. hqdefault
Per tutto il film speriamo che Max ce la faccia, lui e tutta la sua famiglia. Ma c’è una sequenza, quella in cui la Omi racconta del suo incontro col Krampus da bambina, che fa venire i brividi. Diventa un racconto d’animazione e si capisce che, quando il Krampus arriva, non scende a patti. È un momento importante. Quando poi si arriva al finale, che è una mazzata, capiamo che la fiaba è finita. Ma che abbiamo ancora la possibilità di fare delle scelte. 
Dougherty, che ha le idee ben chiare, dimostra coraggiosamente che i bambini non vanno presi per il culo. I bambini hanno bisogno di conoscere il male per dare il giusto valore al bene. E ai sentimenti ad essi legati. Io amo il Natale, da piccola era il periodo più bello dell’anno. Attendevo Babbo Natale con trepidazione. Per anni a travestirsi era il fidanzato di mia cugina. Un Natale, non so per quale ragione, ha tardato ad arrivare. E il mio cuore ha iniziato a palpitare di paura. Sapevo che se non fosse arrivato, significava che sarei stata giudicata una bambina cattiva. Non smettevo più di piangere, nonostante tutti mi rincuorassero, finché non è suonato il campanello. Ho visto Babbo Natale (grazie di tutto, Moreno) e mi sono tranquillizzata. Capite quanto possa essere importante per un bambino un simbolo, una credenza, una leggenda? Non vi racconto di quando mi si è palesato in casa San Nicolò col Krampus e io mi sono nascosta sotto il tavolo della cucina e quello sgorbio mi voleva prendere dalle caviglie (una messa in scena eccezionale), se ci penso ancora mi agito. Ma sono sopravvissuta e sono felice di aver provato certe emozioni. Mi hanno permesso di credere nel bene e nel male.
Questo bambino crescerà forte e sano.
Questo bambino crescerà forte e sano.
Non esistono bambini cattivi, il Krampus fa un sacco di scena ma poi se ne va via sempre a zampe vuote. Esistono, però, bambini a cui non viene negata la speranza di essere migliori. Siamo noi adulti responsabili di questo. Il film di Dougherty dice esattamente questo. Lascia la responsabilità del disastro a un bambino, ferendoci terribilmente. Ma Max ha perso la speranza perché gli adulti della sua famiglia l’hanno persa per primi. Per questo, Krampus, è una fiaba horror per adulti di tutto rispetto, che dà da pensare. Il significato che diamo alle nostre azioni, che da tradizioni diventano banali routine. È così che deturpiamo l’infanzia dei nostri figli, è così che li rendiamo infelici. 
Sappiatelo, quando sentite rumori di zoccoli e catene, significa che il Krampus sta arrivando. E dovevate pensarci prima.