High-Rise (Il condominio)

«Le fiamme illuminarono le belle spalle e il petto del pastore tedesco che stava arrostendo sullo spiedo. Laing fece vento sul fuoco, augurandosi che Alice ed Eleanor Powell, sdraiate insieme sul letto di sua sorella, apprezzassero quanto aveva fatto. Intanto, ungeva metodicamente la pelle scura del pastore tedesco, che aveva condito con un ripieno di aglio ed erbe aromatiche. 
“C’è una sola regola nella vita,” mormorò a se stesso. “Finché senti il profumo dell’aglio, va tutto bene.”»
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Il condominio di J.G. Ballard è un romanzo di fantascienza del 1975. D’istinto mi viene da definirlo capolavoro, nel senso più completo e profondo del termine. Quella che Ballard immagina è una realtà di disfacimento graduale interiore ed esteriore, che si esplica all’interno di un condominio, una specie di non-luogo, un Altrove inserito nella società speculativa e frivola della Londra degli anni ’70.

Si può tranquillamente non uscire mai, perché al suo interno esistono supermercato, lavanderia, piscina, scuola. È un micro mondo. Il grattacielo, realizzato dall’architetto Anthony Royal, è concepito come una piramide che suddivide i piani in classi sociali: la plebaglia dei piani bassi si contrappone ai benestanti dei piani alti. Royal, come un Dio sovrano, vive nel suo attico con la moglie. Robert Laing è un giovane medico borghese appena arrivato, Richard Wilder è un regista televisivo che a stento sopravvive con la moglie depressa e i figli che ignora. Un black-out improvviso scatena una serie di soprusi e cattiverie all’interno dell’enorme palazzo, precipitando sempre più in una spirale di violenza irrefrenabile: l’uomo che perde totalmente il raziocinio per abbandonarsi a uno stato primitivo, animalesco, privo di qualunque tipo di empatia. 
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Jeremy Irons è un glaciale Anthony Royal
“Quando andava in visita negli appartamenti dei suoi vicini provava una repulsione fisica per le linee delle loro caffettiere d’autore, per l’insieme ben modulato dei colori, per il buongusto e l’intelligenza che, come Mida, avevano trasformato tutto ciò che c’era in quelle case in un perfetto connubio tra finzione e design. In un certo senso, erano le avanguardie degli agiati e colti proletari del futuro, inscatolati in quegli appartamenti carissimi con i loro arredamenti eleganti, le loro intelligenti sensibilità e nessuna possibilità di fuga. Royal avrebbe fatto qualsiasi cosa per una decorazione volgare sulla cappa del caminetto, per una tazza del gabinetto non proprio candida, per un segnale di speranza. Grazie a Dio alla fine stavano riuscendo a evadere da quella prigione foderata di pelliccia.”
Ballard è stato un autore gigantesco, questo romanzo è per me una mostruosa discesa all’inferno della psiche umana, una volta privata di ciò che è abituata ad avere nella vita di tutti i giorni. Basta un black-out per scatenare una rivoluzione? Secondo l’immaginario di Ballard sì ed è un’ipotesi che, se di primo acchito può apparire improbabile ed estrema, leggendo il romanzo non lo è affatto. Merito della scrittura di Ballard che ci accompagna, evitando di tenerci per mano, limitandosi a farci cenno di proseguire. Brutale e schietto, ma al contempo raffinato, lo stile di Ballard non concede tregua.
Il romanzo si apre con Laing che cucina un cane. La scena di apertura è anche la scena conclusiva. Come è arrivato un uomo benestante ad arrostire allo spiedo un pastore tedesco sul balcone? 
HIGH RISE Press Handout PR Images Film still Charlotte Melville (Sienna Miller)
Il film, praticamente passato inosservato, diretto da Ben Wheatley (quello di quel gioiello di Kill List) è un’ottimo adattamento cinematografico. Rispetta alla lettera la struttura del romanzo, contestualizzandolo negli anni ’70, scelta intelligente, che altrimenti avrebbe snaturato la storia. La metà degli anni ’70 è stata un’epoca in cui divertirsi era una necessità diversa da oggi, quasi un obbligo. Si schifavano gli hippy, i quali iniziavano a passare di moda, ma si continuava a non disdegnare l’amore libero come scambio di fluidi corporei. Perfetto, a mio avviso, focalizzare l’attenzione su Charlotte, amante di Laing, madre distratta da festini, alcol e sigarette. Tom Hiddleston è Laing, affascinante e ambiguo medico decisamente indifferente verso i pazienti. Una splendida Sienna Miller è Charlotte e suo figlio è, nel film, molto importante nello sviluppo degli eventi, a differenza del romanzo. Una scelta interessante, che forse aiuta a comprendere qualcosa in più di come mai le cose siano degenerate a tal punto da portare la gente a vivere tra l’immondizia, privata delle fonti di benessere primario come acqua, luce e cibo vero (a un certo punto rimane solo cibo per cani). Arrivare a picchiare, torturare, violentare, uccidere. 
Il film, che ho molto apprezzato, è un vero trip. Probabilmente è necessario leggere il romanzo prima, per comprenderlo appieno. Potrebbe essere un difetto, ma vorrei vederla sotto questo aspetto: leggete High-Rise (Il condominio), che Ballard va letto per forza. E poi guardatevi il film di Wheatley.Wilder
Mi domando come un autore enorme come Ballard non abbia, ad oggi, una risonanza potente da richiamare il pubblico in sala per vedere un film tratto da una sua opera. Com’è possibile che uno scrittore portato in passato sul grande schermo da Spielberg e Cronenberg oggi venga bellamente ignorato?
Fatevi un favore, recuperate il romanzo e poi guardatevi il film. Il condominio immaginato da Ballard è una metafora sconvolgente della fragilità dell’animo umano, portato alle estreme conseguenze. Una visione analitica della nostra specie che, nell’era in cui viviamo, è ancora molto, molto valida. 
“Sempre senza sapere da quanto tempo fosse sveglio, o cosa avesse fatto mezz’ora prima, Laing sedette fra le bottiglie vuote e i rifiuti sul pavimento della cucina. Fissava la lavatrice e il frigorifero in disuso, che ora utilizzava solo come bidoni della spazzatura. Faceva fatica a ricordare quali erano state le loro funzioni originarie. Entro certi limiti, avevano assunto un significato nuovo, un ruolo che doveva ancora comprendere. Anche il disfacimento del grattacielo era un modello del mondo in cui sarebbero vissuti in futuro. Era uno scenario post- tecnologico, dove ogni cosa era o in abbandono o, più ambiguamente, rivista secondo modalità inaspettate e più significative. Laing meditava… A volte gli era difficile non pensare che stessero vivendo un futuro realizzato, e che anzi quel futuro si fosse ormai esaurito.” 
Qui potete leggere una recensione accurata di Lucia.

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