L’essenza del mostro: It – il film

Finalmente l’It di Andy Muschietti è arrivato anche da noi. Non avevo nessuna intenzione di parlarne, visto che ne parlano tutti da almeno un anno, prima ancora di vederlo, soprattutto sprecandosi in sproloqui molto irritanti. Costoro candidamente ammettono di:
  • non aver letto il libro;
  • ricordarsi giusto qualche stralcio della miniserie TV;

I Perdenti che amo.
Però parlano. Parlano sempre, in continuazione, dal primo fotogramma comparso su internet del Pennywise interpretato da Bill Skarsgård. È davvero molto stressante stare a conversare con gente così babbea, che tramuta l’ignoranza (peraltro parecchio malcelata) in prepotente arroganza. Ci sono anche gli adoratori del romanzo come se fosse un testo sacro: loro hanno deciso che se il film non segue pedissequamente ogni passaggio del libro, “allora non c’è paragone e comunque vuoi mettere Tim Curry?” (ㆆ_ㆆ)
C’è uno sbrodolamento di fluidi corporei sul vecchio Pennywise di Tim Curry che è abbastanza folle, ma specchio della realtà miserrima in cui ci tocca stare. Mi ha fatto riflettere sull’essenza stessa del mostro che si annida, si insinua e si alimenta. Su cosa rappresenta e sui danni che produce.
Sono andata a vedere It al cinema sabato pomeriggio. Sicuramente è stata una scelta pericolosa, mi aspettavo un bel po’ di gente. Di fatto sono stata inghiottita da un branco di adolescenti alla Henry Bowers, tra i quali anche ragazzine truccatissime, che erano lì per ridere e gridare un po’ alla cazzo di cane, disturbare noi sfigatissimi adulti (saremmo stati boh, una decina) interessati al film. L’astio che ho provato ha avuto voce, tanto da mandare all’inferno un moccioso che, all’inizio del secondo tempo, pretendeva di far scalare la gente di un posto perché non aveva voglia di fare il giro. Ovvio che nessuno di loro conoscesse il romanzo di Stephen King, tutti i commenti gridati me lo hanno ampiamente dimostrato. Ma non è quello il problema. Il problema è che, sia il pubblico in sala con me, sia i commentatori seriali su Facebook (tra i quali i massimi esperti di horror) sentano l’impellente esigenza di esprimersi come scimmie urlatrici. E non sanno di cosa parlano.
Sapete perché It il film è il miglior adattamento tratto da quel popò di romanzo di King? Perché ha colto perfettamente l’essenza del mostro. Che non è un pagliaccio psicopatico, ma un’entità aliena, ambigua, un essere che si nutre di un’emozione ben precisa: la paura. È quello che tutti noi immaginavamo da piccoli nascosto sotto il letto. Non si sa che forma abbia, forse nemmeno esiste, ma c’è lo stesso.
“L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.” (Stephen King) 
Leggete e ditemi quanto vi sembra amichevole.
Il mostro che sa tutto di noi, ci manipola, sfruttando le nostre paure più banali. Mostro divoratore di bambini. Ma non solo. A Derry, cittadina che ha le fondamenta del Male, sono morti anche adulti. E quelli vivi non sono altro che strumenti di angoscia. Muschietti lo ha spiegato, (come lo aveva fatto King con Mike, lo storico del gruppo) attraverso la curiosità di Ben che ricerca in biblioteca la storia di Derry. * La storia che ha il sapore delle antiche rovine, spesso dimenticate, ma che tornerà a eruttare ciclicamente. Un eterno ritorno, anche qui. Muschietti ha raccontato in pochi, ma fondamentali momenti, il Male nelle figure genitoriali. L’assenza, l’indifferenza, l’oppressione, l’abuso (quest’ultimo, mai gridato, ma giusto accennato). La madre di Eddie riesce a essere spaventosa addirittura più del padre di Bev. Crescere a Derry costa fatica, serve il coraggio di un gruppo unito come quello dei Perdenti. Non la spacconeria del branco capitanato da Henry Bowers. L’amicizia, quella vera, perfettamente dipinta in quelle mani insanguinate, strette nel formare un cerchio. Un’unione che, noi già lo sappiamo, trascenderà le distanze geografiche ed emotive, per combattere di nuovo con quel Male assoluto che, ogni ventisette anni, ha fame. Il Male lovecraftiano che non poteva emergere da una mediocre miniserie degli anni’90, ma che splende brutalmente nel film di Muschietti. Orrore puro, truce, sporco, inumano. È sì un pagliaccio, che si mostra ai bambini protagonisti mutandosi a seconda delle loro debolezze. Ma il clown non è affatto un simpatico burlone che attira i bambini perché appare puccioso, fa battutine e poi ti fotte nelle fogne. King non ha mai scritto questo. Chi dice il contrario mente o, cosa a mio parere più plausibile, lo dice perché crede che sia così a causa della minifottutaserietv
Che, ci tengo a sottolineare, da bambina mi piaceva. Ma solo quando Tim Curry mostrava i denti aguzzi. Muschietti ha creato l’It che è anche Pennywise, non solo Pennywise. Ed è una verità incontrovertibile.
Poi, potete benissimo ritenere che questo It faccia cagare (l’espressione standard del cinefilo controcorrente) e bla bla bla, ma abbiate almeno la decenza di sapere di cosa parlate.
A me il film, nel suo complesso, è piaciuto davvero tanto. Ma io sono un’entusiasta a cui piace tutto (così si narra in giro). Temo che prima o poi mi si palesi It sotto forma di cagatori di minchia. Vi giuro che combatterò con tutte le mie forze, con tutto il mio entusiasmo! (>‿◠)✌
Grazie Any Muschietti, sbrigati col secondo capitolo, per cortesia.
Grazie ai ragazzini attori che sono dei mostri di bravura.
Grazie Bill Skarsgård. Mi sa che t’amo. ❤
E grazie ai New Kids On The Block (mai avrei pensato di dire una cosa del genere). Guardate It, per credere.
Per leggere delle vere recensioni, nonché riflessioni interessanti in merito, andate su: CineFatti, Il Bollalmanacco di Cinema, Aislinndreams, Il Giorno degli Zombi, Dikotomiko e Book and Negative

 

*Muschietti come si sarà mai permesso di far fare le ricerche su Derry a Ben e non a Mike? Come avrà potuto scegliere di accorpare la passione per i libri di Ben e il suo stare sempre in biblioteca a leggere con l’interesse per la ricerca di Mike, invece che seguire per filo e per segno tutto quello che aveva narrato King? Io mi domando, invece, come si possa fissarsi su scelte (peraltro, in questo caso, giustissime) di cambiamento necessarie e farne una questione personale. Non mi sembra tanto normale.

 

 

 

10 commenti

  1. Per quanto vale concordo su tutto , soprattutto sul fatto che chi sta urlando sui social il libro non l’ha neppure visto passare. Mi piacerebbe una operazione simile su the stand.

    1. Un film sull’Ombra dello scorpione sarebbe molto interessante, realizzato coi mezzi di oggi. Siccome mi pare un periodo piuttosto florido per King, crediamoci! 🙂

  2. Ho letto con estremo interesse quanto hai scritto, ho trovato il tuo blog per merito del Bollamanacco. Concordo veramente con quanto hai scritto e credo che tutto sommato tu ci sia pure andata “leggera” con quelle persone che denigrano la pellicola, o che peggio portano sul palmo della mano quella trasposizione TV oggettivamente brutta. Lo spirito del romanzo non è stato tradito e credo che la scelta di spostarlo negli anni ’80 non sia per cavalcare solamente la moda del momento, ma più che altro per sottolineare fin da subito che questa versione cinematografica si discosterà dal racconto cartaceo. Nel momento in cui cambiano gli anni che fanno da sfondo alla vicenda, anche i vari siparietti horror possono farlo, senza però venir meno all’anima del racconto scritto. In questo il film funziona benissimo. Ha però anche dei problemi fastidiosi legati al montaggio dello stesso e più che altro perchè altri 20/30 minuti non avrebbero guastato. Ci sono molti personaggi che spariscono nel nulla e anche alcuni dei protagonisti non compiono in modo dignitoso la loro caratterizzazione, faccio degli esempio, ma da qui seguono spoiler.

    Stan, ha ovviamente qualcosa da dire nel rapporto con la sua sessualità e la religione, ma a parte quel scambio di battute con il padre, tutto poi viene dimenticato.

    Mike apre il film e poi saprisce per quasi un’ora entrando nuovamente in malo modo. Tra la battaglia dei sassi e la sequenza subito dopo c’è un salto temporale evidente, come se avessero sforbiciato per accelerare.

    Bowers cade nel pozzo e lo diamo per morto, ma i suoi compagni che fine fanno, erano fuori di casa sua quando trova il coltello e va ad ammazzare il padre e poi spariscono.

    E diciamo che il film di questi problemi ne ha. Non vederli sarebbe un atto d’amore. Ma quale film non ha problemi o errori. Se pensiamo alla bellissima trilogia di LOTR potremmo scrivere una encicolpedia su questi. Ma sta di fatto che nonostante questo Muschietti trasporta le atmosfere del romanzo cartaceo sui fotogrammi cinematografici e dovremmo essere tutti felici di questo piccolo miracolo invece di continuare a sparare stronzate.

    1. Io condivido i difetti che hai elencato, It non è affatto un film perfetto. Tuttavia, sempre secondo me, quei difetti li accetto perché Muschietti credo abbia fatto un lavoro immane. Il romanzo di King è estremamente complesso, sotto svariati punti di vista. Anch’io avrei preferito un approfondimento maggiore su Stan e Mike, soprattutto. Ho però pensato che, nel secondo capitolo del film, Muschietti potrebbe dedicare loro maggior tempo. Il film dura 2 ore e un quarto, quindi è già abbastanza lungo per lo spettatore medio (madò, se ripenso ai ragazzacci in sala mi viene ancora la tachicardia), probabilmente un minutaggio maggiore non è stato approvato. Ma queste sono speculazioni mie. Fosse stato per me sarebbe durato almeno 3 ore! 😀
      Ciò detto, il film ha sì dei problemi (diciamo anche qualche passaggio in CGI un pochino meh), ma ha un’anima forte che è la base del romanzo. Dopo quasi una settimana ancora ripenso a un sacco di scene, ai ragazzini, a Pennywise, a quella Derry così ben descritta. E alla minifottutaserietv non penso manco per sbaglio. 😀 Con tutto il rispetto, ovviamente, per Tim Curry, che io credo abbia fatto di meglio nella sua carriera rispetto a quel clown psicopatico (e penso anche che la maggior parte della gente che osanna il pagliaccio di Curry non abbia la più pallida idea di chi sia e di cosa abbia realizzato nella sua carriera).
      Grazie alla Bolla che mi porta lettori, allora! ^_^ Benvenuto a casa mia. Anche se di cinema parlo veramente di rado, ormai, passa quando vuoi! 🙂

      1. Se non sbaglio si sta già parlando di un director’s cut con un ulteriore quarto d’ora aggiuntivo, che dovrebbe -per ora è solo un “dovrebbe”- contribuire a integrare alcuni dei passaggi “frettolosi” del film. Come si suol dire, staremo a vedere… anche se già com’è ora l’IT di Muschietti straccia nettamente -anche solo essendo la prima parte dell’opera completa- la sempre più dimenticabile miniserie tv (grande Tim Curry? Sì, ma il problema è che proprio NON lo era per niente tutto il resto). E confido che con la seconda parte il divario diventerà definitivo. Forse, chissà, anche per molti di quelli che ancora esaltano la miniserie per partito preso…

        1. Penso che spesso la gente si fissi sul non voler cambiare idea, anche negando l’evidenza. Il fatto che la miniserie sia mediocre dovrebbe essere un dato acquisito, come che la Terra non sia piatta. Però… Visto che esistono umani che credono il contrario, non mi stupisco più di niente! 😀