La vera Final Girl: SCREAM – La Serie

La serie TV su Scream pare non sia andata un granché bene in fatto di ascolti. Due stagioni, più due episodi speciali dedicati ad Halloween che usciranno a ottobre, fine dei discorsi. Peccato. Nonostante la prima stagione sia piuttosto insignificante, altalenando rari momenti brillanti (l’episodio diretto da Leigh Janiak, il settimo, ha un finale da applausi) a un prepotente senso di fastidio e irritazione dovuti al pressapochismo strutturale dei personaggi, la seconda cambia rotta. Lucia vi spiega tutto qui per benino, quindi prima fate un salto qui.

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Fatto? Benissimo. Quello di cui mi preme parlare è di un personaggio in particolare, che nasce come brutta copia di Chanel Oberlin di Scream Queens (ma non scherziamo, mi son detta, che questa Chanel non la vede nemmeno in cartolina), una figura fortemente stereotipata e banale, priva di qualsiasi appeal, se non per un bel faccino e un discreto fisichetto. Ma nella seconda stagione tutto viene rielaborato. E quella che doveva essere una gallinella stronza, col Q.I. di un plancton, diventa mano mano la vera protagonista di questa serie. Per essere uno slasher che si rispetti, deve esserci colei che combatte, la final girl.
In realtà Scream – la serie ha come final girl una certa Emma Duval, che per quanto si sforzi non ha il carisma di Sidney Prescott, non fa nemmeno tenerezza. Non è colpa dell’attrice, povera Willa Fitzgerald, è proprio che il suo personaggio è scritto con gli zoccoli di un mulo. Di Emma, sinceramente, poco ci frega. Di Brooke Maddox, invece, sì. Ed è sorprendente il lavoro che hanno fatto sul suo personaggio, tanto da farla passare da insulsa studentessa che se la fa col professore, a vera protagonista della serie, sbaragliando tutti, senza pietà.

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Umanamente Brooke evolve, non in maniera drastica (cosa che avrebbe peggiorato la situazione), ma graduale, in base alle esperienze che è costretta a vivere. Subisce tantissimo Brooke, si sono letteralmente accaniti su di lei e, forse, su quello che rappresenta. Un’adolescente, bella, ricca, sola. Il suo dolore non vale meno di quello di altri personaggi palesemente più sfigati, incattiviti, esasperati. La sua personalità emerge dentro le mura di casa, una casa enorme, dalla quale lei deve distaccarsi andando in albergo per prendere aria. Non è sciocco. Si vede, si sente la stanchezza di Brooke.
Ma ecco, lei non è una debole. Se Emma arriva a dubitare perfino di se stessa e della sua salute mentale, Brooke agisce in modo impetuoso, spesso drastico, dando delle lezioni non di poco conto perfino al padre. E il rapporto col padre, sindaco della cittadina, nonché uomo d’affari invischiato in chissà quali loschi impicci, è bellissimo. È un rapporto altalenante, in cui si percepisce l’amore da parte di entrambi, ma troppo fragile. E Brooke sarà protagonista di una scena spettacolare, nella quale verrà citato un celeberrimo film di Brian De Palma, scena in cui subirà una rottura emotiva fortissima.

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E subirà ancora e ancora. E ne uscirà, in qualche maniera, vittoriosa. Brooke è un esempio femminile che mi ha colpito molto. Possiamo comportarci anche in modo frivolo, ragazze, soprattutto negli anni del liceo. L’importante è non esserlo. Sono due cose ben diverse.
Brooke è interpretata da Carlson Young, 157 centimetri di cazzutaggine. 

[VIDEO CON SPOILER]

Immagine anteprima YouTube

“Tutti hanno paura. Solo i mostri non ne hanno.”
Ci si rivede ad Halloween.