Il manifesto della canzone scontata: Sanremo 2018

Modalità Fred il Malvagio: non lo faccio mai, ma mo’ lo devo fare. Scusate, una tantum è necessario.
Sanremo è per definizione il manifesto della canzone scontata. Di solito il vincitore si sa già dalla prima puntata (anche quest’anno ho azzeccato il podio, nonostante abbia seguito il festival a singhiozzi e non avendo sentito tutti i brani in gara) e non perché striscialanotizialavocedellamestizia investighi su ipotetici trucchi.
Ma chi se ne frega, dico io. No, è che ci arriva pure un bimbo, è lapalissiano. Come il fatto che quest’anno Baglioni fosse lì, autocompiaciuto, a celebrare se stesso nel regno di Baudo, in una gara alla quale non ha mai partecipato, cantando le sue canzoni e mandando l’Ariston in visibilio. Tutti in piedi a sgolarsi, per poi tornare seduti a smanettare col cellulare o dormicchiare. Questo è. Per quanto Favino se la cavi (oh, non è il suo mestiere presentare) e la Hunziker trattenga il più possibile i suoi soliti versi demenziali (peraltro sono riusciti a vestirla quasi peggio della Clerici nel 2005, passatemi questa considerazione da fashion blogger dei povery), ci si rianima solo quando si esibisce Baglioni che canta con gli ospiti. 
By Joan Cornellà
E io non sono mai stata una sua fan, ma alcune canzoni, come ad esempio Io me ne andrei (che non è manco una canzone, ma un atteggiamento di vita in cui tutti ci riconosciamo) o Signora Lia, sono brani dignitosissimi. Se non li sapete a memoria siete molto giovani o molto sciagurati. 
Dove voglio arrivare? Ai vincitori di quest’anno, cioè Ermal Meta (ma non sarebbe più interessante se si chiamasse ERMA METAL entrando in scena gridando modafakkkkkkkkeeeeeeeeeeeer!) in coppia con Fabrizio Moro. Non mi avete fatto niente è un inno alla retorica, un testo banale che non suscita alcunché. Una specie di gnè gnè gnè mascherato da canzone impegnata. Ma non c’è nessuno impegno in quel brano, ne musicalmente, né nel testo. È un semplice compitino. E quindi aveva la vittoria in saccoccia. Niente di nuovo sul fronte occidentale, penserete. Infatti, anche se penso che si stia gradualmente peggiorando. Se normalmente una canzone senza tante pretese come quella di Annalisa avrebbe vinto, adesso assistiamo al processo inverso: pretenziosità priva di sostanza. Il duo M&M vince e con loro la mediocrità di un paese che muore culturalmente ogni giorno di più. Musicisti dell’Orchestra del festival pagati una pipa di tabacco, che hanno studiato millemila anni al conservatorio, ridotti in schiavitù per un po’ di visibilità (poi gli tocca sentire Lo Stato Sociale che dice “Perché lo fai? Perché non te ne vai?”); cantautori finti, che non sanno scrivere (“Cadranno i grattacieli/E le metropolitane/I muri di contrasto alzati per il pane”: e mi sanguinano le orecchie); cantanti che non sanno cantare (ma da dove l’hanno tirato fuori quel Caccamo?); cantanti perfettamente intonati, ma privi di ambizione e che s’accontentano (Annalisa ha una voce che mi piace moltissimo, ma che roba canta?). 
Uno scempio culturale che non riguarda solo la musica, ma anche la narrativa e l’arte in generale. Un pochino meno il cinema, ma resta il fatto che uno dei registi più idolatrati dal pubblico e dai media sia quella sòla di Paolo Genovese
Ma tornando alla musica, basti pensare che in Italia, tra gli anni ’50 e ’70, il Disco d’oro se lo beccava chi vendeva un milione di copie, il Disco di platino chi ne vendeva dieci milioni. Nel 2014 la soglia del Disco d’oro viene fissata a venticinque mila copie. Questione di piraterie, certo. Ma la realtà è che la musica di oggi non interessa, nonostante insistano a millantare grandi emozioni. 
Non mi avete fatto niente è l’esempio lampante di questa insistenza, ipocrita e patetica.
Lo sappiamo che è difficile, ma imparate a scrivere. Venderete poco, non riempirete gli stadi. Ma almeno posso smettere di tamponarmi le orecchie.
Comunque chiudo con una precisazione doverosa. Il pezzo Stiamo tutti bene di Mirkoeilcane ha del potenziale. Le parole, non banali e non messe a casaccio tanto per fare qualche rima sempliciotta, raccontano una storia. Magari non è il mio genere, ma questo giovanotto s’è impegnato. Facessero tutti così, avremmo finalmente il Festival del Rinascimento.
Immagine anteprima YouTube
[Grazie a Francini per la segnalazione.]