Momento divertissement: Aggretsuko

Vi è mai capitato di uscire di casa, per andare al lavoro, in ciabatte? Per me, quando inizia a fare caldo, è una cosa normalissima, visto che considero le Birkenstock perfette calzature per andare a spasso. Ma per Retsuko, l’adorabile e minuta panda rossiccia protagonista di questo strambo anime (personaggio creato da Yeti per la compagnia Sanrio, famosa per averci deliziato con la gattina Hello Kitty) disponibile su Netflix, è un chiaro segnale di stress.
Lei è una venticinquenne single che lavora come contabile in una’azienda commerciale, dove il capo del reparto è un vero e proprio sudicio porco insopportabilmente misogino, maschilista e nullafacente. 
Il carattere di Retsuko ci è chiaro fin dal principio. Giovane idealista, impacciata, introversa, insicura, ma che cela una personalità ben precisa. Nonostante il suo aspetto puccioso e tenerello (come lo sono tutti i panda, del resto), ama il death metal e la birra. Scelta molto interessante, poiché si allontano dallo stereotipo per cui chi ascolta un determinato genere di musica o sia appassionato di horror, fantasy o  fantascienza, debba avere per forza un determinato look. Retsuko non va in giro coi capelli lunghi e possibilmente unti, o il chiodo o le t-shirt degli AC/DC, tutt’altro. Nessuno, infatti, sospetta della sua passione e tanto meno del suo hobby preferito: andare al karaoke per sfogare le sue frustrazioni come una cantante metal professionista. Solo quando inizierà un corso di yoga insieme a delle colleghe superiori dell’azienda, inizierà a porsi degli interrogativi, affronterà di petto alcune sgradevoli situazioni e dovrà sbattere il musetto contro la dura realtà della sopravvivenza. 
Parliamoci chiaro, gli animali antropomorfi con cui abbiamo a che fare qui non hanno certo lo spessore di BoJack e soci. Aggretsuko è un leggero divertissement che ci regala dei momenti di grassissime risate e qualche riflessione. 
A prescindere dal carattere e dai gusti specifici di Retsuko, è facilissimo riconoscersi in lei e nel suo immane stress, molto vicino a un esaurimento nervoso. Trovare un lavoro e sentirsi fortunatissimi, sognare di fare carriera, di essere ben pagati e avere riconoscimenti dovuti al nostro impegno, raccogliere soddisfazioni. Retsuko è così che si sente appena assunta, emozioni e sentimenti che presto creperanno malissimo, giorno dopo giorno, tra una delusione e l’altra. E non solo a causa delle disavventure all’interno dell’azienda, composta per lo più da spioni, leccaculi di professione, inetti e fastidiosi pettegoli. Retsuko non avrà pace anche al di fuori, incontrando commesse moleste e assillanti, vecchi amici che possono permettersi di godersi la vita perché esistono persone come Retsuko, ovvero persone responsabili. O incontrando qualcuno che ci fa illudere di avere un legame d’amore, quando, forse, è solo un’ennesima distorsione della realtà. 
Insomma, la piccola panda rossiccia è una ragazza che rientra nella categoria dei famigerati millennials, nella quale rientro anch’io, malauguratamente, e possiamo stringerci tutti in un grande e deprimente abbraccio collettivo. Come nel famoso dilemma del porcospino di Schopenhauer, abbracciamoci sì, ma mantenendo la giusta distanza per non farci troppo del male. Che è un po’ la natura di Retsuko, quella di delimitare lo spazio, senza farsi conoscere troppo. Un meccanismo di difesa. Come andare al karaoke è una valvola di sfogo. 
Fa molto ridere Retsuko che sfoga la sua collera cantando in quella stanza chiusa, da sola. Sola fino  a un certo punto, perché poi subentreranno dei personaggi spettacolari. 
Io, fossi in voi, mi godrei questo cartone animato di 10 episodi da un quarto d’ora. Leggero ma non sciocco, spassoso e riflessivo quanto basta per ricordarci che in questa vita grama non siamo soli e che, tutto sommato, abbiamo tutti delle risorse alle quali aggrapparci. 
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