Momento divertissement: Neo Yokio

“So che ancora non capisci perché l’ho fatto, ma a Neo Yokio c’è qualcosa di oscuro e non sono i demoni.” (Helena St. Tessero)
Stavo iniziando a perdere le speranze, cari lettori. Che qui di divertissement non trovavo più traccia. Ho iniziato e abbandonato varie serie, ero molto triste perché questa rubrica stava, come si suol dire, tirando gli ultimi. Peccato, essendo fondamentalmente un momento in cui si chiacchiera di cose leggere abbinate all’attività fisica (nel caso specifico, la cyclette). Ma poi ho scoperto NEO YOKIO! Anime creato da Ezra Koenig (cantante del gruppo indie rock newyorkese Vampire Weekend) prodotto da Netflix. Sei episodi in tutto dalla durata di venti minuti, circa.
La trama è presto detta: Neo Yokio è la città più grande e importante del mondo, ammirata in ogni dove. Kaz Kaan, che porta i capelli alla Lana Wachowski, è un giovane appartenente alla famiglia dei Magistocratici, i quali hanno liberato la città dalle forze del male.
Può capitare di combattere un demone all’interno de L’isola dei morti di Arnold Böcklin.
Degli esorcisti, in pratica. La zia Agatha si occupa di questa agenzia di acchiappademoni (meglio detti, acchiappatopi), mandando il nipote a sistemare le situazioni, solitamente ben pagate. Ma Kaz ha cose molto più importanti a cui pensare, come giocare a hokey su prato, abbandonarsi alla malinconia pensando alla sue ex, comprare abiti e, soprattutto, competere col rivale su campo e fuori dal campo Arcangelo Corelli. Kaz è, in sostanza, un pigro neo-ricco (termine usato dai veri ricchi come Arcangelo in modo dispregiativo), un po’ egoista, un po’ distratto, ma dai grandi poteri. Appresso a lui ci sono il robot maggiordomo Charles e i suoi amici Lexy e Gottlieb. Le cose cominciano a cambiare drasticamente quando Kaz ha a che fare con la super (ex) fashion blogger Helena St. Tessero. Neo Yokio è davvero il paradiso che tutti millantano?
La leggerezza di questa serie è il suo punto vincente, arricchita da un umorismo demenziale, ma mai esagerato o esasperante. Ho riso parecchio, probabilmente sono pirla quanto Kaz. Per certi versi, nonostante sia una serie occidentale ma disegnata in stile anime, l’estetica mi ha riportato ai tempi di Sailor Moon (il fatto che ci sia un personaggio di nome Sailor Pellegrino è una palese citazione), con stacchi bizzarri e facce buffissime.
Arcangelo, il dandy di città.
Sembra quasi una serie anacronistica, ma questo è solo un aspetto. Un’altra caratteristica curiosa sta nei contenuti, apparentemente frivoli (moda, cocktail improbabili, musica pop, sport, festini), ma che celano degli attacchi precisi a un sistema palesemente superficiale, che viene occultato con estrema facilità. Perché il cartellone a Times Square che erige la classifica degli scapoli d’oro più ambiti è il simbolo di questa futilità. Una competizione continua, basata, ad esempio, sul successo dell’ultimo abito indossato (mettereste mai uno smoking blu notte a un party in bianco e nero?). Non giudicare il libro dalla copertina, ripete spesso Kaz. Frase buttata lì un po’ come una citazione a cazzo in cui non credi più di tanto, ma che suona bene. E guarda caso è proprio Helena St. Tessero, la Chiara Ferragni dell’animazione, che manda in crisi Kaz e la città intera, permettendo di mostrare quello che dovrebbe essere sotto il naso di tutti. La povera gente esiste e subisce, patisce, ma ragazzi come Kaz non ne sanno nulla, nonostante si trovi in quartieri limitrofi. 
La scena del Toblerone by rockingdraw (deviantart)
Helena: “Ho smesso di cercare un senso nel ciclo estetico della merce.”
Kaz: “La moda non è solo merce!”
Helena: “Ah, sì? Cos’è allora?”
Kaz: “Una speranza in un mondo crudele!”
Ma il mondo crudele qual è? Dov’è? Il malfunzionamento della politica capitalista, il terrorismo, l’intramontabile usanza delle classi sociale, la faciloneria con cui si etichettano le persone in base all’estetica, vero mito incontrastato dell’alta società, la smania di popolarità. E poi ancora la stessa magistocrazia, capitanata dalla zia Agatha, ossessionata dall’accumulo di ricchezza che si scontra con la figura altrettanto losca del Rimembratore.
Tutto questo è raccontato con sapiente humor nero, tra Tobleroni e Caprese Martini (sì, come l’insalata). Per quanto mi riguarda, un ottimo divertissement, che si presenta come una sciocchezzuola, ma poi, sotto sotto, è intelligente. E poi sono solo sei episodi che durano poco, che sarà mai. Salite in sella e date a questa serie una possibilità. Anche perché, io ve lo dico, c’è un giapponese di nome Mark Radicchio (mi pare che l’Italia venga sfruttata con gusto e maestria, ciò basterebbe per apprezzarla).
Il Caprese Martini è allegrezza!
Kaz: “Ordiniamo a domicilio? Non voglio uscire.”
Zia Agatha: “Il piatto del giorno è fettuccine al nero di seppia.”
Kaz: “Beh, quella pasta in effetti è melanconica.”
Neo Yokio si apre e si chiude con la tristezza sul volto di Kaz, seduto sulla panchina, mentre due ragazze giocano a tennis. Tutto come sempre, tutto nella norma. Eppure, quella ragazza che distrugge la racchetta a fine partita, ci suggerisce che, forse… Neo Yokio stia per esplodere.
Aspettando la prossima stagione, beccatevi il trailer.

Immagine anteprima YouTube

2 commenti

    1. In giro ho letto le peggio cose, ma forse ho scoperto il problema: il doppiaggio inglese pare sia atroce. Io l’ho vista in italiano e mi sono goduta lo show (che è scemissimo), quindi magari ti suggerisco di fare altrettanto.

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