Il peggiore degli assassini

Anni fa, mentre rientravo a casa in auto dopo una giornata in montagna, sul rettilineo della statale si materializzò un cucciolone di pastore tedesco che, terrorizzato, correva da una parte all’altra della strada. Tutte le macchine davanti a me proseguivano evitando di centrare l’animale. Ricordo che mi domandai: ma perché nessuno si ferma? Il cane potrebbe essere investito, potrebbe provocare un incidente, qualcuno potrebbe ferirsi. Interessa a qualcuno?
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IL MIO CORPO È PRONTO

Stamane mi sono svegliata, per la prima volta dopo mesi, senza nessun doloretto. Cervicale, schiena, testa. Tutto quanto disteso. Infatti la mia espressione, quando ho aperto gli occhi, deve essere stata tipo così:
FUCK YEAH!
FUCK YEAH!
Ovviamente c’è una spiegazione. Il mio corpo si è rilassato perché ho raggiunto il traguardo più importante dell’anno, lavorativamente parlando: la festa di fine anno scolastico. Una tappa che mi porta sempre ad accumulare un sacco di ansia e di stress, perché non so mai se i bambini e i genitori vi partecipano con gioia ed entusiasmo. Non è scontato e non è una piccolezza. Se la festa è un successo, significa che probabilmente ho lavorato decentemente e qualcosa di buono ho trasmesso. Di fatto l’affetto e la disarmante allegria di molte famiglie mi ha permesso di crederci. E ciò è avvenuto soprattutto grazie alla mia collega, che è anche una mia amica, che potrebbe essere parente di Lilly Meraviglia (un giorno parlerò di questa ragazzina FA VO LO SA) da quanto ami i conigli. Quindi grazie, è giusto che tutti ti ricordino per ciò che sei:
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La scuola non è finita, ma io sono già mentalmente in ferie. Il mio corpo me l’ha comunicato stanotte. Il mio corpo è pronto.
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MUSICAAAAAAA!

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Turn and face the Strain

“Pretty soon now you’re gonna get older time may change me
But i can’t trace time
I said that time may change me
But i can’t trace time” (Changes, David Bowie)
Mi è capitato di sentire un’intervista raccapricciante a quella grande sòla di Fabrizio Corona. Un punto del suo sproloquio mi ha colpito, oltre al fatto di aver sbagliato un congiuntivo che neanche Fantozzi (ehy, tu, Fabbbbri, ma non hai addirittura scritto un libro di memorie? Ti prego, ora che sei ufficialmente uno scvittove della Mondadovi, stai attento a come parli. Di’ pure tutte le minchiate che vuoi, ma dille in italiano, grazie), ovvero: “io non sono cambiato, nessuno cambia. Si può migliorare, ma io sono rimasto la stessa persona di sempre. E ne vado fiero.”
Impossibile per me non rabbrividire. Perché questa è un’idea sempliciotta piuttosto diffusa, quando si chiacchiera con la gente. Una scusa megagalattica che, forse, tutti quanto almeno una volta nella vita ci siamo detti, magari sul lettino a una piazza della nostra cameretta.
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The (love)Craft [vent’anni dopo]

Il 1996 è stato un anno interessante per la mia giovinezza. Sono usciti svariati filmetti, tra cui Trainspotting, il primo ScreamRomeo + Giulietta di William Shakespeare (sì, lo adoravo), Independence Day. C’è anche Fargo, lo so, ma io non lo vidi a quattordici anni (ecco, ora sapete anche quanti anni ho). Pensavo di inserire nell’annata anche Doom Generation, invece ho controllato ed è del ’95 (io comunque lo vidi qualche anno più tardi. Grazie Sabbbbri della videoteca). Ma oggi, insieme ad altre due preistoriche amiche blogger, si commemora un cult che, rivisto oggi, funziona ancora alla grande. Sto parlando di The Craft, per noi Giovani Streghe (diretto da Andrew Fleming)memorabile racconto di formazione di quattro sedicenni problematiche, alle prese con la malvagità delle loro piccole vite.
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EPIDEMIC EGONOMIC

L’estate sta arrivando. Giornate lunghe, voglia di mare, di montagna, di tempo libero. Voglia di leggere. Dai, è inutile negarlo. Io leggo tutto l’anno, ma appena le ore di luce iniziano a durare oltre le 17:00, la voglia di starmene per i fatti miei a leggere aumenta esponenzialmente. C’è anche da dire che da fine giugno a fine agosto sono in ferie, perciò ho davvero più tempo. Ma vorrei anche sfatare un certo luogo comune sulle cosiddette letture da ombrellone. Certo, forse non consiglierei Il Piacere di D’Annunzio, per dire, ma solo per una questione di fatica: parliamo pur sempre di un romanzo scritto alla fine dell’Ottocento, con il linguaggio dell’epoca e, soprattutto parliamo di D’Annunzio.
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