Pegea [horror e-book]

“Attorno al mulino è calata una nebbia degna di un romanzo di Stephen King. Constata che sono prigionieri lì: attraversare il bosco in quelle condizioni è troppo pericoloso e lo sterrato sarà oramai diventato un vero e proprio fiume di fango. Se fosse superstiziosa penserebbe che la sconosciuta divinità pagana a cui hanno appena distrutto il tempietto si stia vendicando per il sacrilegio.” (Pegea)
Io ritengo Alessandro Girola lo Stephen King autoprodotto (da queste parti, come ormai saprete, non è certo un insulto) italiano. Prima di tutto perché ha una sfilza di titoli incredibile che non s’arresta manco se vi impegnate a fargli anatemi di vario genere; seconda cosa: scrive tanto e bene, con una scioltezza che metterebbe in imbarazzo parecchi spocchiosi autori da foto di posa, ma che non lo ammetterebbero mai. Inoltre, Girola scrive dei finali sorprendenti. Sempre. Ecco, forse è perfino meglio di King, che qualche volta coi finali… (CALMI! OK? (ง︡’-‘︠)ง)
Naiad by EranFowler
Tra tutti i suoi lavori ho scelto Pegea per un motivo preciso: mi ha ricordato tantissimo uno dei miei romanzi preferiti: I vermi conquistatori di Brian Keene. Girola racconta tutt’altra storia, portandoci tra i boschi della Valsassina. Ecco la sinossi:
Fucina Pietrai, vicino a Cortenova, è stata per quasi cinque secoli una delle più importanti forge della valle. I suoi proprietari hanno però goduto di una pessima fama, dal giorno della fondazione della fucina fino a inizio ‘900, quando la famiglia Pietrai è andata in bancarotta. Padroni spietati, avidi datori di lavoro, pagani in odore di stregoneria: queste sono le dicerie che hanno accompagnato l’ascesa e la caduta del piccolo casato. Dal 1917 la fucina, costruita in un solitario mulino sulle rive del torrente Pegea, è abbandonata. Ora però un’impresa edile di Lecco l’ha comprata, intenzionata a costruire un moderno resort turistico per attirare i turisti di città. La squadra di operai incaricata di demolire il mulino si imbatte in una stanza segreta che pare confermare i pettegolezzi sulla famiglia Pietrai. Questa scoperta coincide col manifestarsi di un’entità decisa a contrastare l’arrivo dei forestieri nella valle. Ma di cosa si tratta? Fin dove può arrivare il suo odio? 
Ma a un certo punto inizia a piovere talmente prepotentemente che la sensazione di umido e sporco la senti appiccicata addosso. Il torrente è sorgente di vita, ma soprattutto luogo oscuro dove nell’abisso si celano esseri mitologici pronti a distruggere tutto. Pronti a vendicarsi. La pioggia costante non è l’unico elemento che mi ha ricordato il romanzo di Keene. Ce n’è un altro e ha a che fare con un canto seducente, ipnotico, che ti fotte il cervello. Immediatamente mi è tornata alla mente una delle scene più forti del romanzo di Keene, che ha a che fare con uno specifico essere mitologico (le sirene) e dei bambini. Non aggiungo altro (che se non avete letto I vermi conquistatori è meglio che provvediate immediatamente). Non lo so se Girola ci ha pensato mentre scriveva Pegea, saranno suggestioni mie. A prescindere dalle mie elucubrazioni, Pegea è una novelette che si legge in un’oretta, perché ha la potenza di incollarti allo schermo ad alta risoluzione con luce integrata del tuo ottimo e-reader (ti amo, Kindle (っ◔◡◔)っ ❤), trascinandoti in un contesto reale (anche se modificato. Prato San Giovanni non esiste) di una zona della Lombardia rurale che trasuda orrore. Miti, leggende, usi e costumi si mescolano grazie alla sapiente fantasia di Girola, portando avanti la sua Italia Doppelgänger alla quale mi sono affezionata. La sua terra si sente, forte, non è solo un contorno buttato lì. E credetemi, ho letto delle cose veramente pessime ultimamente. Girola è una conferma continua, un punto di riferimento per me che, oltre a essere una lettrice di storie dell’orrore, tento di narrarle. Se non conoscete Girola e amate l’horror, accaparratevi Pegea su Amazon a 1,99 euro. E fidatevi, no?