Il peggiore degli assassini

Anni fa, mentre rientravo a casa in auto dopo una giornata in montagna, sul rettilineo della statale si materializzò un cucciolone di pastore tedesco che, terrorizzato, correva da una parte all’altra della strada. Tutte le macchine davanti a me proseguivano evitando di centrare l’animale. Ricordo che mi domandai: ma perché nessuno si ferma? Il cane potrebbe essere investito, potrebbe provocare un incidente, qualcuno potrebbe ferirsi. Interessa a qualcuno?

Io, che peralteef1d3f4c1ad7ff38f659bc2d3db7483ro per i cani ho anche un certo timore e non so bene come comportarmi con loro, mi fermai e poco dopo anche altri due ragazzi accostarono. Tutto il resto della marmaglia proseguì, nell’indifferenza. Alla fine portai io il cane al canile, rimasi lì ore perché era domenica, mi scappava anche la pipì, ma volevo che il cane fosse al sicuro. La faccenda si concluse bene, il cane si era perso, aveva il microchip. Tralasciando il fatto che i padroni non mi contattarono mai per ringraziarmi, il punto centrale è un altro. Perché nessuno è intervenuto prima di me? E guardate che il rettilineo che porta a quella che al tempo era casa mia, è bello lungo.
Questa piccola storiellina mi è tornata in mente dopo l’atroce storia di Sara, bruciata viva dal suo ex fidanzato. Le telecamere hanno immortalato delle auto che hanno continuato il loro tragitto, ignorando le urla d’aiuto, un’auto in fiamme e un corpo a terra. Non credo ci sia altro da aggiungere rispetto a l’ennesimo essere indegno che ammazza la donna che millanta di amare, ormai è pane quotidiano per la cronaca. Io rimango allibita dall’umanità che non si spreca nemmeno nel chiamare il 115 se nota delle fiamme o il 113 se passa davanti a un ipotetico crimine.b5c11db5c62febb2223c5a90ef87440b Eppure che la gente si volti dall’altra parte, ogni qual volta si trova davanti a qualcosa che non vuole affrontare, non è inusuale. Lo si vede nella vita di tutti i giorni. Discussioni a cui non si vogliono far fronte, responsabilità che si negano. Tuttavia, l’idea che quella ragazza di ventidue anni stesse disperatamente chiedendo aiuto, nel freddo disinteresse delle persone in macchina che le sfrecciavano davanti, mi distrugge. Mi chiedo sempre come faccia la gente a dormire, sapendo di aver commesso dei crimini, quando io perdo il sonno per un nonnulla. La coscienza è un processo educativo che, mi pare di evincere, sia andato perduto. La responsabilità di questa terribile morte non appartiene solo al signor Paduano, ma anche a una società ignava, codarda, egoista, indifferente.
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Vi invito a leggere questo bellissimo post di Francesca Fichera.

13 commenti

  1. Ti dirò, io sono sempre stato uno di quelli che si buttava nelle situazioni per cercare di fare qualcosa. Separare gente che faceva a botte, soccorrere la gente per strada quando finiva nel fosso (tante volte, tante), soccorrere un cane perso per strada (anche se non ho questa confidenza con i cani).
    E spesso mi trovavo io nei casini. Non scherzo. Ti faccio l’esempio dell’ultima volta che io e mia moglie ci siamo fermati per un cane che vagava su una strada secondaria. Ci siamo fermati in due. Gli altri andavano nella direzione opposta rispetto al primo centro di volontari, e ci siamo offerti noi. Non è stata facile, perché gli altri che si erano fermati, quasi sospettavano che fossimo noi ad averlo abbandonato, solo perché il cane si fidò subito di noi. E al canile abbiamo subito un terzo grado incredibile, e abbiamo dovuto lasciare pure i nostri dati.
    Ma questo è solo un esempio, perché io me ne frego e continuo a fare quello che penso vada fatto, ma molta gente preferisce farsi gli affari proprio, evitare casini e girarsi dall’altra parte. Ed è orribile.

    1. Io non mi capacito di come non si possa fare una cazzo di telefonata nel momento in cui si passa davanti a una macchina che brucia e un corpo a terra. La paura di intervenire in una circostanza potenzialmente pericolosa la capisco, ma come diavolo si fa a non chiamare i soccorsi? Lo so che è la prassi, ma davvero non riesco ad accettarla.

      1. Io, di principio, almeno la telefonata l’avrei fatta. Il problema è che la gente non vuole seccature, perché sanno che poi potrebbero dover testimoniare ecc… è o non è orribile? Sono codardi in alcuni casi, indifferenti in altri.

          1. Ricordo ancora quando a 19 anni corsi fuori alle 2 di notte perché una ragazzi si era schiantata davanti a casa mia. Sentivo le grida in camera, ho aperto la finestra, ho visto l’auto, mi sono infilato pantaloni e anfibi e sono volato fuori. Va bene che eravamo in campagna, ma nessun altro si è mosso (metto agli atti che mio padre, causa meningite da bambino, era sordo da un orecchio, e dormiva sempre su quello buono. Ci è voluta mia madre per svegliarlo…)

  2. “Tu fatti i fatti tuoi, e vedrai che non ti succede niente.”
    Ce lo hanno insegnato i nostri genitori, i nostri insegnanti.
    Non ti immischiare, pensa ai fatti tuoi, non curartene.
    Non bisogna essere coinvolti, perché si rischia di finire nei guai – “lascia che si aggiustino”.
    E se ti è capitato qualcosa, qualcosa di più o meno brutto, beh – lo sappiamo tutti che se fossi stato a casa, se non ti fossi esposto, se non ti fossi fatto coinvolgere, non ti sarebbe successo.
    È la sconfitta definitiva della nostra cultura – giustifichiamo e condoniamo i colpevoli perché “in fondo è colpa tua… se ti fossi fatto i fatti tuoi…”
    Che fallimento colossale!

    1. Sarà che mio papà, ad esempio, mi ha sempre insegnato a soccorrere il prossimo (non di immischiarmi in faide pericolose, ma di prestare aiuto sì. Tra l’altro lo abbiamo fatto insieme, qualche volta). E hai ragione, l’indifferenza promossa come autogiustificazione è il fallimento dell’umanità.

  3. Ne parlavamo proprio ieri con i miei genitori. Abitando in una zona abbastanza isolata, ed essendo una ragazza sola, “con tutto quello che si sente in giro” col 90% di probabilità non mi sarei fermata neppure io. Ma avrei preso il telefono e chiamato ambulanze, carabinieri e quant’altro, recuperando poi il primo essere di sesso maschile conosciuto per tornare indietro a verificare perché, di fatto, una semplice telefonata non mi avrebbe comunque chetato la coscienza né messa a dormire, come dici tu. Che nessuno lo abbia fatto ha del paradossale e fa paura più dell’idea che ad un coglione qualsiasi venga in mente di darti fuoco.

  4. Bel post, sincero e che centra gli interrogativi giusti.
    Anche io mi chiedo spesso come alcune persone riescano a chiudere gli occhi sul cuscino. La mia parte ottimista mi dice che, in realtà, vanno avanti ad ansiolitici; meritatamente, forse.

    Grazie, anche per la citazione 🙂

  5. “Volevo solo spaventarla, poi ho fatto un casino”… Un “casino” lo vorrebbe chiamare ciò che ha fatto a quella povera ragazza, questa merda umana decerebrata. Purtroppo, con la complicità (non saprei quale altro termine usare, a questo punto) di chi non si è dato minimamente la briga di chiamare i soccorsi: perché qui, signori miei, nemmeno si pretendeva da voi che foste tutti capaci di chissà quali “eroismi”, intendiamoci, ma una cazzo di telefonata era di sicuro qualcosa che POTEVATE e DOVEVATE assolutamente fare. Quella stessa telefonata che, a parti invertite, di sicuro vi aspettereste venisse fatta all’istante (l’indifferenza e i suoi parenti stretti hanno tutt’altro sapore quando li si subisce in prima persona, ovvio). Sbaglio a pensarlo? No, certo che no… 🙁

    1. “… e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà…”
      Questa faccenda della mancanza di empatia (perché vedi, io credo che principalmente è l’empatia che scarseggia, poiché la sua mancanza porta al disinteresse verso l’esistenza altrui) è più grave di quel che sembra. Probabilmente c’è anche un discorso relativo a una distorta psicologia di massa, come leggevo in un post, che porta a non reagire istintivamente chiamando semplicemente i soccorsi, perché tanto semmai lo farà qualcun altro (un ragionamento presumo inconscio – o almeno spero -). Ricordi Gaber che cantava “la libertà è partecipazione”? Ecco, la società in cui viviamo è sempre meno libera, sempre più schiava.