Quanto vale una vera recensione?

Vi rispondo subito: molto. Vale tutto, forse. Ma sguazzare nell’oceano delle recensioni non è facile e spesso si rischia di annegare.

Il mondo delle recensioni è oscuro e misterioso. Per esempio non mi capacito di come “autori” sconosciuti quanto la sottoscritta pubblichino da indipendenti un libro e riescano a racimolare cinquecento recensioni su Amazon a quattro – cinque stelle. Mi sussurrano all’orecchio che succede se queste recensioni te le compri. Al che capisco perché un determinato libro mi venga suggerito: sale in classifica grazie all’abbondanza di recensioni positive (quelle negative ci sono, di solito sono quelle vere, di lettori che hanno comprato il libro stimolati dalle ottime recensioni e poi rimasti delusi) e Amazon lo ritiene un prodotto valido da consigliare. Purtroppo non è colpa di Amazon, il sistema dell’acquistare pacchetti di recensioni per poter emergere è subdolo, difficile da smascherare (se l’acquisto del libro si dimostra verificato, Amazon che può fare?). Sarebbe utile trovare una soluzione a questa piaga, ma non è compito mio. Io vi segnalo il problema. Non so se vale anche per altri prodotti, ma è certo che avvenga coi libri di alcuni autori indipendenti, non saprei se anche con autori che si avvalgono di case editrici. Sta di fatto che, mentre questi libracci bruttissimi salgono in classifica “alla faccia del bicarbonato di sodio” (cit.), altri libri meritevoli non vengono recensiti, finendo immeritatamente nell’oblio di un sistema evidentemente fallace e imperfetto. 
Non sto parlando di me, aver racimolato sette recensioni spontanee per il mio ultimo lavoro (La cantina) mi riempie di gioia e orgoglio. Sono sette, sono poche, ma sono oneste. Certo, se avessi una recensione per ogni contatto che mi ha mostrato entusiasmo, interesse, e riempito di belle parole del tipo “non vedo l’ora di leggerlo”, oggi forse di recensioni ne avrei settanta. E quindi, perdonatemi se la metto giù chiara e schietta: grazie per i like a cuori su Facebook e le frasi gentili, ma non servono a molto se non a farmi pensare a ciò che scrisse il mio amico Davide Mana in questo post:
“Vale di più un lettore pagante che 25 leccaculi che non compreranno mai un tuo ebook.”
La mia amica e collega Francesca Fichera ha pubblicato una raccolta di racconti davvero molto, molto bella: Exit, la trovate qui. Ebbene, sono stata la prima a recensirla, dopo mesi dalla pubblicazione, dopo mesi di consensi, complimenti, e tante belle cose. Non avrei voluto farlo, perché poi magari pare brutto recensire gli amici. Poi ho pensato: chissenefotte. Se il libro non mi fosse interessato non lo avrei comprato. Se non mi fosse piaciuto, non ne avrei parlato. Se lo faccio è perché lo sento, non perché devo. Non c’è mai stato e mai ci sarà nessun do ut des. Chiarito questo, dove finiscono i fan quando servono realmente? Forse è una questione di pigrizia, di timore di non riuscire a recensire come si deve, o di non conoscenza del valore utile e concreto che ha una recensione positiva sul mercato. Un autore, indipendente o meno, ne ha bisogno come l’ossigeno per respirare. Non c’è bisogno di scrivere papiri, il recensore non è un mestiere d’élite. Valutate con le stelline e scrivete quello che sentite. Se sentite di dire semplicemente che quello che avete letto è bello e lo consigliate, è più che sufficiente. Davvero. 
Le vere recensioni su Amazon (che vi ricordo, è lo store dove si compra di più qualsiasi cosa, libri compresi) sono linfa vitale per gli scrittori. È giusto, secondo voi, che emergano gli imbroglioni incapaci a discapito di chi è corretto e bravo in ciò che fa? Per me no. Ed è per questo che cerco sempre di recensire ciò che mi piace e di ignorare ciò che non mi piace (non sempre, a volte non resisto, se sento di aver preso una fregatura colossale).
Voi fate come volete, ma almeno siate consapevoli di come (mal)funzionano le cose. E magari provate a contribuire per migliorarle.