Il ritorno di Rob Zombie: 31

Dopo la visione di The Lords of Salem lo dissi chiaramente: io con Rob Zombie ho chiuso. Come direbbe il buon Chef Antonino Cannavacciulo: 

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Per me The Lords of Salem è uno dei film più brutti dell’universo. Per me, lo ripeto, ché so benissimo quanto i fanz di Rob Zombie siano agguerriti e sempre pronti a rimarcare la genialità del loro Dio. Per quanto mi riguarda, si avvicina molto di più al Dario Argento della maaaaaaantide (ahahhahahaha) che a quello visionario degli esordi, tanto per dire.

L’esperienza con The Lords of Salem fu disastrosa, pensai di essere stata presa per il culo, non ci potevo credere. Rob Zombie mi aveva divertito abbastanza con La Casa dei mille corpi, ammaliato e convinto totalmente con La Casa del Diavolo. Su Halloween non mi esprimo, ho pensato fosse uno scivolone, cose che capitano quando magari ti monti un po’ la testa. Ma poi, appunto, è arrivato The Lords of Salem. E vi ho già detto del mio saluto definitivo.

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Ma io, in fondo, sono una sentimentale e soprattutto incoerente. Sì, lo voglio dire: ho cambiato idea e me ne vanto!
Dalle prime immagini che giravano in rete di 31, ho subito pensato che, forse, avrei dovuto dargli un’altra chance. Così ho fatto e, come spesso accade quando non si rimane statici sulle proprie opinioni a prescindere, ne è valsa la pena. Rob Zombie è tornato, alla grande, in forma, con la sua banda di reietti brutti, sporchi, disadattati, all’interno di un ambiente che li rappresenta in pieno.
È il 1976 e questa volta, però, i cattivi sono altri, truccati di tutto punto. Ricchi annoiati (tra i quali il sempre perfetto Malcolm McDowell) si radunano la notte di Halloween, costringendo i nostri reietti, che di mestiere fanno i giostrai, a un gioco al massacro. Devono sopravvivere per dodici ore, rinchiusi in un fatiscente luogo isolato chiamato Murder World, alla furia omicida di personaggi assurdi: clown nani nazisti che gridano in spagnolo, giganti clown tedeschi col tutu. Gente pittoresca, diciamo.
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Un sobrio Malcom McDowell
Nel mettere in scena tutto questo, Rob si diverte tantissimo, si vede, e fa divertire, come ai tempi de La Casa del Diavolo, tra truculenti morti e ottima musica.
L’introduzione, molto efficace e in bianco e nero, ci presenta il più psicopatico di tutti, alla faccia del Joker di Suicide Squad. Si chiama Doom Head ed è spaventoso. Davvero. Si presta a questo gioco per soldi, come gli altri clown, ma lui non è solo pazzo. È caparbio. È sicuro di sé. Perfetto in questa parte Richard Brake, che non appena si trucca e mette in moto il suo personalissimo rito propiziatorio, è molto difficile non spaventarsi.
Quando Rob Zombie rimane su questi territori di depravazione e decadenza interiore ed esteriore, io ho paura. La gente pazza mi fa paura, più di qualsiasi essere minaccioso sovrannaturale. E i clown. Quindi, se parliamo di un gruppo di clown fuori di testa ben motivati a fare una mattanza, capite che mi devo per forza coprire la faccia col cuscino di Jake il cane

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Tra i poveri reietti, in viaggio su un furgoncino con la scritta The Show must go on, c’è la sempre splendida Sheri Moon, con dei capelli terribili manco le fosse scoppiato in testa un raudo, ma almeno le regalano un po’ di volume. Sheri, hai quarantasei anni e te li porti così bene da far schiattare d’invidia non so quante ventenni, ma ti prego: magna. 

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Ma la vera bellezza, e qui bisogna rendere onore a Rob che l’aveva voluta già in The Lords of Salem, è la strepitosa Meg Foster. In 31 interpreta una signora di una certa età, che non si vergogna ad arrotondare prostituendosi e lo fa con un’eleganza ineccepibile. Poche attrici al mondo possono permettersi di invecchiare a Hollywood, accettando le proprie rughe con disinvoltura. Per una donna bellissima come lo era lei, invecchiare non è accettabile. E infatti viene sfruttata poco, dopo il grande successo degli anni ’80. Ma Meg Foster, alla soglia dei settant’anni, è sempre affascinante, coraggiosa, audace. E bravissima.
La graziosa popolazione che ti può accogliere al distributore, secondo Rob Zombie
La graziosa popolazione che ti può accogliere al distributore, secondo Rob Zombie
Dicevo, sul furgoncino dei giostrai si legge la scritta The Show must go on. Loro viaggiano portando la loro arte, non sempre apprezzata, non sempre sono ben accolti. Ma, appunto, lo spettacolo deve continuare. Ora, non voglio ovviamente spoilerarvi il finale, che è degno del Rob Zombie che più ho amato ai tempi della famiglia Firefly, ma sappiate che questa frase non vale solo per loro.

 

Non è privo di difetti, è giusto dirlo. Ci sono dei momenti concitati e psichedelici che perdono di fluidità, diventando un macello quasi incomprensibile, ma sono dettagli su cui sorvolo con scioltezza quando ho tra le mani un film come si deve. 
Bentornato Rob. Vedi di non pisciare più fuori dal vaso, sguazzando in atmosfere che non ti si addicono, che a me piaci da impazzire quando resti quello che sei: grezzo, truce, terra terra. E come usi tu la musica, pochi lo sanno fare.
Vedete quanto è bello ricredersi? 

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Per approfondire, vi spedisco dalle mie amiche Lucia e Bolla e dall’esimio Fabrizio Borgio.

MUSICA!

 

 

Immagine anteprima YouTube

 

6 commenti

  1. Tanto amore per zio Zombie! A me era piaciuto persino Le Streghe di Salem, anche se era un film completamente sbagliato! Qui ha giocato sul sicuro, è stato un po’ furbetto, ma si è divertito e si vede… Ne parlerò presto anche io 🙂

    1. Rob non è un regista poliedrico, ritengo che certi stili non gli si addicano per niente. Il suo habitat ideale è questo, dove dà il meglio di sé e si diverte. Io la vedo così, poi degustibus, naturalmente 😀

      1. Ma infatti non ho mai capito perché il buon Rob si fosse creduto capace -di punto in bianco, all’apparenza- di possedere il tocco, la follia e la visione di un Alejandro Jodorowsky o di un Ken Russell, per dire. Da queste sue “convinzioni” che lo stavano allontanando proprio da quei reietti brutti, sporchi, disadattati con i quali dava il meglio di sé non poteva venirne fuori niente di buono tant’è che, alla fine, io evitai di vedermi Le Streghe di Salem pure quando di recente passò in tv. E, a dirla tutta, non digerii nemmeno il fatto che avesse reso il personaggio di Michael Myers alla stregua di un “semplice” psicopatico umano, mille miglia lontano dall’Ombra della Strega di carpenteriana memoria… Con 31, se non altro, ha dimostrato di saper ritornare sui propri passi 😉

        1. Esatto, probabilmente gli si era gonfiato l’ego fino a scoppiare. Speriamo sia rinsavito veramente, attendiamo il prossimo film che scoprirlo. 😉