Momento divertissement: Insatiable [e perché non è body shaming]

Inserisco Insatiable nella rubrica divertissement e la faccio breve: la serie TV originale Netflix è divertente, mi ha fatto pedalare come una forsennata per giorni, mi ha svagato il giusto e fatto anche riflettere su alcune questioni. Ma il punto, purtroppo è un altro: la serie, creata da Lauren Gussis, è stata accusata di body shaming, duramente criticata e stroncata ovunque, anche perché non fa ridere. Non che il mio parere conti qualcosa in questo gonfio mondo di massimi esperti cagatori di minchia (sempre presenti, come le ortiche in campagna), ma vorrei proprio dirvi che tutto questo macello precipitato addosso a Insatiable è allucinante e mi dà l’impressione che si stia volutamente manipolando la realtà delle cose. Oltre a non capire assolutamente niente di quello che si sta guardando. 
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Ghoul – il senso di colpa vi divorerà

 

L’India si sta dando alla pazza gioia, ultimamente. Già presente su Netflix la serie TV Sacred Games (che io non ho visto, ditemi se ne vale la pena), da poco ne è arrivata un’altra, con protagonista la bellissima e molto brava Radhika Apte (che è identica alla scrittrice, nonché amica, Francesca Fichera). Sto parlando di Ghoul, miniserie horror che non vi dovete lasciar sfuggire per i seguenti motivi:
  • è indiana;
  • è di soli tre episodi;
  • è prodotta dalla Blumhouse;
  • ci sono i mostri 
Ghoul, scritta e diretta da Patrick Graham, è sostanzialmente un film di 136 minuti suddiviso in tre parti. Pregevole di per sé questa struttura, oltre alla storia che ora vi accenno.
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Momento divertissement: aperitivi di serie TV

Bene, l’estate è arrivata con tutto il suo carico di afa e di ascelle puzzolenti già alle 7 di mattina. Gioisco perché la scuola è finalmente finita e… Mare, profumo di mareeeeeeeee! ♪♪♪
Il blog, come ormai sapete, ha rallentato un pochino e in questi mesi estivi sarà decisamente altalenante, visto che, per buona pace di salveenee, io in estate divento nomade.
Ciò non toglie che mi farò le mie scorpacciate di serie TV, film e letture varie. Nel frattempo, ho pensato di consigliarvi un assaggio di divertissement, come se stessimo facendo un aperitivo al bar della spiaggia (è lo stesso se state ancora al lavoro, mettete in ferie il cervello!).
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Momento divertissement: Aggretsuko

Vi è mai capitato di uscire di casa, per andare al lavoro, in ciabatte? Per me, quando inizia a fare caldo, è una cosa normalissima, visto che considero le Birkenstock perfette calzature per andare a spasso. Ma per Retsuko, l’adorabile e minuta panda rossiccia protagonista di questo strambo anime (personaggio creato da Yeti per la compagnia Sanrio, famosa per averci deliziato con la gattina Hello Kitty) disponibile su Netflix, è un chiaro segnale di stress.
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The End of the F***ing World

“A volte capisci che la cosa a cui miravi potrebbe essere una menzogna. Quando capisci davvero che la cosa potrebbe essere una menzogna da sempre, è come mandare giù un macigno. Ma non ora. L’hai mandato giù anni fa.” (Alyssa)
Alla base dell’insofferenza adolescenziale c’è l’incomunicabilità con gli altri. Con gli adulti, certo, ma anche coi propri simili. James e Alyssa sono due diciassettenni bloccati in una cittadina che detestano, entrambi vivono in famiglie disfunzionali che li hanno portati a credere di essere anormali. James lo chiarisce nell’incipit del primo episodio, sostenendo di essere evidentemente uno psicopatico. Fin da piccolo ha ucciso tanti animaletti e ora aspira a uccidere un essere umano. A scuola incontra Alyssa, (sarebbe meglio dire che lei lo punta, lo aggancia e lo porta via con sé) e insieme decidono di fuggire, rubando la macchina del padre di James.
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