The Terror – la serie

“Non a caso il mondo è rinato pulito da un’arca, Mister Hickey.”
L’angoscia è un sentimento che appartiene all’indefinito, all’intangibile, non si riconduce a qualcosa di preciso. Fin dai primi istanti di The Terror, serie TV americana disponibile su Amazon Prime (bravo, Bezos), ho provato questo senso di inspiegabile angoscia, nonostante la chiara situazione in cui le due navi di esplorazione artica, la Erebus e la Terror, si sono trovate. Lo scopo di trovare il famigerato Passaggio, quel passaggio a nord-ovest, viene annientato dall’impossibilità di proseguire il viaggio.
È la Gran Bretagna del 1845. Le due navi sono le più tecnologicamente avanzate e, quindi, preparate per la missione. Ma spariranno letteralmente, almeno secondo le informazioni dell’epoca. La sensazione d’angoscia forse parte da questo presupposto: scomparire per il resto del mondo, ma esistere ancora, intrappolati in un luogo che definire ostile è un eufemismo. L’idea mi ha fatto mancare l’ossigeno.
Neve e ghiaccio costruiscono il panorama, esiste solo il bianco sporcato dal verde dell’aurora boreale che, in un luogo come quello, dipinge un cielo alieno. E poi il rosso del sangue dei morti, della carne in scatola, di quella fresca.
Immaginate per un attimo di essere lì, a temperature disumane, con scorte di cibo che iniziano a deteriorarsi, impossibilitati a proseguire il viaggio o a tornare a casa. Senza poter comunicare, in attesa che arrivi primavera e che il ghiaccio si sgeli. Immaginate, per piacere, che questa primavera non arrivi, che stiano passando anni e che, tra gli scogli di ghiaccio pare esserci una creatura, un orso troppo grande per essere reale, affamato. Ed ecco che dall’angoscia di un futuro incerto passiamo in un attimo al terrore vero e proprio per qualcosa di molto strano, ma specifico: morire di stenti. O fatti a brandelli. O divorati.
The Terror fa paura nel senso più atavico del termine, perché quell’essere, che mette alla prova la razionalità di uomini coraggiosi (non tutti, va detto), è una sorta di divinità che convive con la popolazione del luogo, gli Inuit. Tuunbaq è un mostro creato dall’immaginazione di Dan Simmons (The Terror è una serie tratta dall’omonimo romanzo di questo grandissimo autore), il quale ha preso spunto da un concetto religioso appartenente alla cultura degli Inuit: il Tuurngait, ovvero uno spirito assassino. L’aspetto è un misto tra un orso polare e una tigre dai denti a sciabola.
Esiste un rituale con cui gli Inuit vivono assieme a questo spirito, una sorta di sacrificio. E sacrificio è l’altro termine che accompagna i dieci episodi di quest’opera seriale. La ricerca del Passaggio viene distrutta dalla necessità di sopravvivere. E se non è possibile farlo via mare, bisogna camminare.
La marcia verso la salvezza è narrazione epica fatta di paesaggi incredibili, di uomini disperati che combattono un destino apparentemente ineluttabile. Un capitano che non doveva essere il capitano, Francis Crozier, prima di tutto è un uomo, con le sue debolezze e sensibilità. Un uomo che, se esiste un Dio, vuole che sopravviva. 
“Insensibile, né benevolo, né spietato, sottomesso a leggi rigorose o affidato al caso, il mondo non sa di sé. Non lo si può capire perché si presenta impersonalmente, se lo si riesce a chiarire in qualche particolare, resta comunque incomprensibile nella sua totalità. Ciò non toglie che io conosca il mondo anche in un altro modo. Un modo che me lo rende affine e che mi consente di sentirmi, in esso, a casa mia, al sicuro. Le sue leggi sono quelle della ragione, per cui, sistemandomi in esso, mi sento tranquillo, costruisco i miei strumenti e li conosco. Mi è familiare nelle piccole cose e in quelle che mi sono presenti, mentre mi affascina nella sua grandezza; la sua vicinanza mi disarma, la sua lontananza mi attira. Non segue i sentieri che attendo, ma anche quando mi sorprende con insospettate realizzazioni o inconcepibili fallimenti, alla fine conservo, anche nel naufragio, un’indefettibile fiducia in esso. ” (Karl Jaspers – Filosofia)
Leggendo questo stralcio non posso che pensare a Francis Crozier. Un uomo che ascolta se stesso, prima di tutto, attraversando un percorso di accettazione e consapevolezza degni solo di uomini Grandi. Un capitano che ama i suoi uomini più di Dio, che perdona le cattive scelte dettate dalla paura, ma che non avrà pietà per chi quella paura l’ha cavalcata a suo vantaggio.
E non sto parlando del Tuunbaq. 
Se il personaggio di Francis Crozier (interpretato da quell’attore magnifico che è Jared Harris) è una specie di Gesù Cristo che guida i suoi uomini in un vero e proprio viaggio della speranza, quello di Mister Cornelius Hickey (Adam Nagaitis, attore a me sconosciuto, ma che entra con veemenza tra gli interpreti migliori in circolazione) è l’emblema dell’ambiguità. Eccellente prova, sia attoriale che di scrittura, di un personaggio carismatico, affascinante, inquietante, che colpirà la nostra attenzione dal primo, mefistofelico, sorrisetto. E non sarà scontato odiarlo, almeno per me non è stato odio a prima vista. Sarà, invece, un lento cammino. Esattamente come quello che è costretto a compiere l’equipaggio delle due navi.
Vi dicevo che The Terror è tratta dal romanzo del 2007 di Dan Simmons, ispirato a fatti realmente accaduti. Quelle navi sono veramente partite e al tempo del romanzo non erano ancora state ritrovate. Pensate un po’. Invece oggi sappiamo che non sono svanite nel nulla, ma sono state scoperte tra il 2014 e il 2016. Cosa che rende l’esperienza del romanzo e della serie forse ancora più interessante. Per oltre un secolo e mezzo queste due navi sono rimaste avvolte nel mistero. Leggenda, mitologia e storia si sono fuse insieme per dare vita a uno dei più sofferenti e spietati racconti dell’orrore.
La serie, ideata da David Kajganich e prodotta da Ridley Scott per la AMC è un capolavoro. Assoluto. Quando accade deve essere detto senza indugio. La perfezione della messa in scena (la parte della fuga a piedi è stata girata sulll’isola di Pag, in Croazia, il resto delle riprese in uno studio a Budapest), un cast eccellente (tutti attori inglesi di altissimo livello), un lavoro certosino di sceneggiatura (non era facile, vista la mole del romanzo), la meraviglia dei titoli di testa.
Un’avventura spaventosa, fatta di mostri, sovrannaturali e umani. Un viaggio epico nell’oscurità, fuori e dentro l’uomo, nell’isola di Re William.
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4 commenti

  1. Concordo su tutto. Serie spettacolare, me la sono bevuta in uno sbriscio.
    Non riesco a trovargli un solo difetto, tutto mi sembra meravigliosamente perfetto ma una menzione d’onore va veramente ad un cast che ha fornito delle prove attoriali da fuori scala.
    P.s. Scoperto oggi questo blog, complimenti! 😀

    1. Molti hanno lamentato la realizzazione della creatura, che se vogliamo essere pignoli non ha una CGI strepitosa. Ma penso che sia poco importante all’interno di una narrazione così forte, anche perché si vede in azione tipo 3, 4 volte in croce su 10 episodi. Perché fissarsi sulla creatura quando il mostro è altrove? Ecco perché anche per me è una serie perfetta.

      Grazie mille, benvenuto nella mia umile dimora, Dimitri. 🙂

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